Gelidi d’inverno, roventi d’estate: benvenuti negli uffici (precari da 15 anni) della media Redi. Testimone-cronista col preside Panti (fotogallery)

Il professo Panti e i container dello "scandalo"

Il professor Marco Panti e i container dello “scandalo”

D’inverno sono caldi come un’igloo, d’estate freschi come una sauna. Hanno i climatizzatori ma fino a quando la temperatura non supera lo zero, sono inutilizzabili perché il liquido nei tubi è gelato e blocca il funzionamento. Con l’arrivo del caldo pompano aria fresca, ma il sole che picchia impietoso sul tetto in  stile piastra di bistecchiera ha sempre la meglio. Gli spazi sono angusti, gli spigoli dei tavoli una minaccia, le sedie un fastidio, gli scaffali un impiccio. Eppure sono il punto di riferimento quotidiano per decine di insegnanti che vi devono transitare o soggiornare per lavoro. La descrizione è di due container, ma non c’entra il recente terremoto, né quelli passati. Eppure sono lì, anno più anno meno, da almeno tre lustri, in tutta la loro precaria stabilità: il provvisorio che si trasforma, giorno dopo giorno, in definitivo. Li potete “ammirare” davanti alla scuola media Redi. Sono un’appendice indispensabile per la mancanza di spazi per gli uffici, visto che tutte le stanze del complesso principale sono adibite ad aula scolastica. Ma sono anche un corpo separato che, in caso di pioggia, va raggiunto muniti di ombrello tenendo al riparo registri e compiti dei ragazzi. Così come la palazzina, questa almeno in muratura, adibita a laboratorio di informatica.  

Nei giorni scorsi il dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo Caponnetto, professor Marco Panti, attraverso una lettera aperta all’Amministrazione comunale ha descritto questa cronica mancanza di spazi (vedi articolo). La denuncia è stata appoggiata da dati inconfutabili: i 497 alunni della Redi hanno a disposizione 6,98 metri quadrati a testa; quelli dell’altra scuola media del comune di Bagno a Ripoli, la Granacci (326 alunni) 12,17. “Mi dicono che c’è il problema della vicinanza dell’Isone che rende l’area a rischio esondazione – dice il professor Panti – Ma sono certo che esistono tecniche e tecnologie per superare questo problema e dare alla scuola nuovi spazi, magari ricostruendo e soprelevando l’area occupata dai container, oppure ampliando la scuola. Non sta a me individuare la soluzione per risolvere un problema reale”. Intanto l’unico locale disponibile all’interno della scuola è una sorta di aula-Fregoli: ospita le lezioni di musica o altre attività didattiche, ma alle 14 in punto deve trasformarsi rapidamente in mensa, per ospitare i ragazzi che si trattengono a mangiare.

Il preside denuncia anche la presenza, ormai da molti anni, di contatori del gas e dell’elettricità in un angolo del giardino, lasciati pericolosamente abbandonati, che lui stesso ha fatto coprire con un piccolo manufatto in muratura. Ed anche la presenza, a poca distanza dall’edificio scolastico delle coperture dell’autoparco comunale in eternit (che com’è noto contiene amianto). “Ottengo sempre risposte insoddisfacenti dal Comune – afferma Panti – Mi dicono di stare tranquillo che le coperture sono in buono stato, ma a me non sembra. Per i container inadeguati mi hanno proposto la demolizione, ma senza ricostruirci niente. Ma che bella soluzione…”.  

 

 

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