L’arcivescovo Betori stoppa il crematorio di Ponte a Ema: cimitero a rischio sopravvivenza

Ettore Brondi, provveditore della Confraternita del Santissimo Sacramento del Crocifisso di San Piero a Ema

Il forno crematorio di San Piero a Ema è stretto in un groviglio legale-etico-economico. Il rischio è la possibilità di sopravvivenza non solo per l’impianto ma per l’intero cimitero, gestito dalla Confraternita (laica ma alle dipendenza del vescovo) del Santissimo Sacramento del Crocifisso fin dal 1526.

Il problema è nato qualche mese fa quando monsignor Marcello Caverni, vicario per gli affari economici della diocesi, ha comunicato al parroco di Ponte a Ema don Giulio Cirri e al provveditore della Confraternita Ettore Brondi, la contrarietà dell’arcivescovo Giuseppe Betori a che la parrocchia offrisse il servizio di cremazione. E questo nonostante la Chiesa abbia ormai da molti anni “sdoganato” come lecita questa pratica (attualmente usata per circa il 50% dei defunti). Non solo. La costruzione del crematorio fu autorizzata dall’allora arcivescovo Silvano Piovanelli, l’iter burocratico ha attraversato senza intoppi la successiva gestione dell’arcivescovo Antonelli, fino ad arrivare al cardinale Betori che, fino a poco tempo fa, non aveva mai avanzato obiezioni.

Nel frattempo il forno è stato costruito (tra il 2012 e il 2013) e ha iniziato a funzionare, dopo alcuni problemi iniziali, a pieno regime (quest’anno oltre 2.200 cremazioni) costituendo la fonte di maggior introito per la Confraternita che reinveste tutti i proventi per la manutenzione e il miglioramento dei servizi del cimitero e per aiutare le tante iniziative del territorio, da quelle della parrocchia all’Acli.  “Si partì male con l’accensione a fine 2013 – racconta Brondi – L’impianto non andava bene. Io lo fermai subito per sforamento dei limiti delle emissioni. Lo abbiamo adeguato e ora le analisi sono perfette, zero emissioni: né fumi né odori. Faccio controlli di legge ogni sei mesi, più altri due controllo l’anno per conto mio: voglio la coscienza tranquilla, non sono un imprenditore non devo guadagnare”.

Il cardinal Betori con il sindaco Casini

C’è però anche l’aspetto legale che traballa. “La concorrenza, la società Silve che ha già crematori a Siena e Viterbo e vorrebbero fare il secondo forno a Trespiano con l’attuale gestore Socrem – spiega Brondi – dice: voi non potete esercitare perché non è stata fatta una gara europea. Ha ragione: nella legge europea si prevede il bando ma il Comune se n’è dimenticato. La mancanza non dipende da noi che rispettiamo la convenzione”. Ecco perché la gara europea va fatta al più presto per sanare la situazione. Però se il vescovo non ci fa partecipare noi siamo tagliati fuori. La Confraternita ha speso un milione e mezzo, oltre all’Iva, per costruire il crematorio che ha requisiti all’avanguardia. Siamo gli unici in Italia ad avere lo scanner (costa 60 mila euro) come in aeroporto. Dentro le casse si trova di tutto, dai telefonini ai pacemaker, che se andassero nel forno inquinerebbero le emissioni. Abbiamo analisi in continuo su Co e ossigeno, non voglio che si producano diossine. Lo scanner garantisce ciò che mettiamo dentro. Stiamo attenti ai dettagli”.

“Per questo chi vince la gara dovrà dare un milione e mezzo al Comune che lo restituirà alla Confraternita. Non pagherà la gente di Bagno a Ripoli”, come sostiene qualche disinformato, dice Brondi. Su questo aspetto l’accordo col Comune ancora non c’è. La valutazione fatta del valore dell’impiato è di circa 950mila euro, ma la confraternita fornirà delle controperizie per difendere il proprio capitale investito.

Lo scanner

La perdita della gestione del forno creerebbe comunque un grosso problema per la sostenibilità di tutti i servizi offerti dal cimitero: “Non avendo più il flusso di entrate dal crematorio – dice Brondi – è in pericolo il futuro del cimitero. Io ho un impegno con soci che hanno pagato per loculi e colombari per almeno 50 anni. Solo di gestione ordinaria il cimitero costa 150mila euro l’anno. In Curia si chiedono cosa accade se il cimitero chiude?”.

Ma come mai tutta questa ostilità nei confronti della Confraternita e del suo forno? “Non mi possono vedere perché questo impianto crematorio ha calmierato il mercato – risponde Brondi senza esitazione – A Trespiano non ci sono più code d’attesa e lì guadagnavano con le soste delle salme. Noi abbiamo 24 celle frigo e le salme si tengono gratis quanto tempo ci vuole. A Trespiano le mettono in uno stanzone che pare un magazzino per la frutta. Noi forniamo un servizio sociale. La cremazione costa meno che negli altri posti: 590 euro per tutti, 354 euro per i residenti nel comune di Bagno a Ripoli; tutto compreso Iva, urna, cappella di sosta. Questo è un servizio coi fiocchi. Davvero si vuole distruggere un’istituzione del 1500 che va avanti in modo moderno perché al vescovo pro tempore non va bene?”.

 

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