Processo alla madre che aggredì il figlio con la mannaia a Vallina

La depressione dopo il secondo matrimonio andato a rotoli e una massa di debiti da pagare, sfociò in un atto di aggressione verso il figlio. La notte del 26 gennaio scorso, A.M.D. colpì al viso il figlio 34enne, che era nel sonno e non potè difendersi, con una mannaia. L’uomo riportò una ferita all’altezza dell’occhio. Tutto avvenne nel loro appartamento in via dei Biancospini a Vallina. Domani, primo dicembre, la donna sarà processata per il reato di tentato omicidio aggravato del proprio figlio.
“La mia assistita ha compreso appieno la portata del suo gesto, essendosi oggi resa senz’altro consapevole di ciò che ha fatto – dice l’avvocato Andrea Ricci che difende l’imputata – Tuttavia, vorrei far presente che la mia cliente è stata già periziata in sede di incidente probatorio ed è stata riconosciuta totalmente incapace di intendere di volere al momento dei fatti, valutazione questa che è stata espressa dal nostro consulente tecnico, dal perito nominato dal Gip e addirittura condivisa anche dal consulente della vittima. Essendo stata al contempo riconosciuta ‘socialmente pericolosa’ alla mia cliente è stata applicata dapprima la misura di sicurezza provvisoria della Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza) all’interno del reparto psichiatrico dell’ospedale dell’Annunziata, poi quella della libertà vigilata, misura che attualmente sta scontando all’interno di una casa di cura di Firenze”.
L’avvocato Ricci conferma che “i motivi legati al suo gesto inconsulto sono sicuramente dati dalle condizioni di forte depressione originati da una crisi matrimoniale e dai cospicui debiti che aveva maturato per via del suo ex marito”.
Gli obiettivi della difesa sono far derubricare il reato da “tentato omicidio” a “lesioni aggravate” (il figlio ebbe una prognosi di 20 giorni), di verificare se la donna possa ancora  essere ritenuta socialmente pericolosa ed eventualmente quale sia la misura di sicurezza più idonea a fronteggiare la sua pericolosità. “Nell’ottica di predisporre un’adeguata difesa a 360 gradi – dice l’avvocato Ricci – ho voluto incaricare un pool di consulenti composto da un medico legale, uno psichiatra ed uno psicologo, tutti professionisti di elevata competenza e professionalità, che contribuiranno a sciogliere alcuni nodi problematici del processo”. Attualmente i rapporti tra la madre e il figlio sono molto delicati. La dona si è scusata più volte per ciò che ha fatto ma fra i due vi sono stati solo degli scambi di corrispondenza.

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