Vendita Mondeggi: le condizioni del Comune e le richieste dei cittadini alla Città Metropolitana, oggi l’incontro

La seduta delle commissioni consiliari Area Metropolitana e Agricoltura davanti a un folto pubblico

Una proprosta specifica da parte del Comune di Bagno a Ripoli per provare a sciogliere il nodo gordiano di Mondeggi non c’è. Ma domani, giovedì 8 febbraio, nell’incontro tra le Commissioni Area metropolitana e Agricoltura del Comune con la Città Metropolitana (proprietaria dei beni) alcune condizioni sulla vendita con bando d’asta saranno poste. Le novità sono emerse della riunione di oggi pomeriggio delle due Commissioni comunali, alla quale hanno partecipato anche il sindaco Casini, gli assessori Frezzi (Urbanistica) e Cellini (Sviluppo economico) e una foltissima rappresentanza della comunità di Mondeggi bene comune.

  1. Il Comune di Bagno a Ripoli ribadirà la propria competenza sulla destinazione dell’area, che viene confermata in rurale. “La destinazione urbanistica la fa il Comune di Bagno a Ripoli”, ha sottolineato il sindaco per poi aggiungere, quasi uno sfogo; “La disgrazia di Mondeggi è di essere stato proprietà della Provincia”.
  2. C’è la disponibilità a modificare la normativa urbanistica, magari con un ampliamento di funzioni nella previsione “rurale”, qualora si riveli determinante per trovare una soluzione, ha annunciato l’assessore Frezzi.
  3. Verrà chiesto che una parte dei terreni (complessivamente circa 180 ettari) venga mantenuta di proprietà pubblica e destinata a una funzione agricola di tipo sociale (tipo quella praticata da Mondeggi bene comune).

L’accorato intervento di Magnolfi

Alla consigliera della Città Metropolitana Benedetta Albanese verrà certamente chiesto conto delle “manifestazioni di interesse” presentate nelle scorse settimane, sulle quali è stato deciso uno stretto riserbo (superato dalle anticipazioni di QuiAntella, clicca qui per leggere l’articolo). “E’ anomalo sottrarre alla valutazione dei cittadini e allo stesso Consiglio comunale nomi e progetti di chi ha presentato la manifestazione di interesse”, ha chiosato Carlo Milano. Paolo Sartoni (M5S) è per caldeggiare una separazione del destino della villa da quello di campi e coloniche. Brando Sanmicheli ha prosto il problema della cura del territorio nelle more della decisione finale, ipotizzando un danno ambientale se la soluzione dovesse arrivare tra anni.

Gli stessi Milano e Sartoni, e la consigliera Sonia Redini (Cittadinanza attiva), hanno chiesto che, pur rispettando la legalità, vengano prese in considerazione le richieste di Mondeggi bene comune e esaminato il loro progetto. Progetto difeso con grande trasporto da Giovanni Magnolfi (“Sono solo un cittadino che parla a nome di altri cittadini”): “Il valore di Mondeggi, stimato in circa 15 milioni – ha detto – è pari circa a 400 metri di tramvia secondo i costi dichiarati. Ma si dovrebbe considerare che oltre al valore finanziario c’è quello paesaggistico e sociale. A parte le Cascine e Boboli, il parco di Mondeggi, dove l’aria è migliore, è l’unico parco patrimonio pubblico e di uso collettivo. Per questo il Comune dovrebbe chiedere il blocco della vendita e l’apertura di una riflessione e di una consultazione popolare”.

La replica del sindaco Casini, fra il pubblico

“L’ascolto non è mai mancato – ha replicato il sindaco Casini, rivolto soprattutto ai tanti mondeggini presenti – Ma ho chiesto che la comunità di Mondeggi si presenti in modo giuridicamente riconoscibile e nel rispetto delle regole: non si può fare concorrenza sleale a tutti quegli agricoltori che ottemperano a adempimenti e pagano le tasse. Siamo pronti a sostenere un progetto purché nella legalità. Nessuno è venuto a rompervi i coglioni, ma non può durare”. Concetto ripreso con toni più soft dall’assessora Cellini: “Se avessimo considerato quella di Mondeggi bene comune una normale occupazione, avremmo già fatto in modo che si procedesse allo sgombero. Però occorre un progetto che parta da una situazione di legalità”. Anche Bencini ha assicurato che alla Città Metropolitana verrà chiesto che siano “garantiti spazi di civicità e socialità, ma chiedere di non vendere è impossibile”.

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