I “porcellini di terra” fanno un po’ senso ma sono utili a combattere l’inquinamento da metalli pesanti

I porcellini di terra (armadillidium vulgare), la cui presenza è frequente anche nelle nostre zone soprattutto per chi abita in campagna, non sono un problema sanitario essendo innocui alla salute umana. E’ vero, fanno un po’ senso, ma hanno una loro utilità nell’equilibrio ambientale. Lo spiega con chiarezza una nota della Ausl Toscana Centro. 

Non esistono a oggi dati in letteratura che mettano in correlazione la presenza dei porcellini di terra e/o le loro deiezioni con il manifestarsi di patologie umane o animali.

L’armadillo volgare non è un insetto, ma un piccolo crostaceo che vive e si riproduce in ambienti umidi e si ciba di detriti organici.

I porcellini di terra prediligono i luoghi al riparo dal sole e con un buon grado di umidità. Si trovano facilmente sotto i vasi da fiori, sotto le pietre, nei muri a secco, sotto cumuli di vegetali in decomposizione, dentro grotte, nelle cantine o nelle case vecchie e umide.

Per contrastare la sua presenza è consigliabile ripulire i giardini dalle foglie o da altra vegetazione in decomposizione e aspirare spesso i pavimenti al fine di rimuovere questi piccoli crostacei vivi o morti, eliminando così le uova che l’armadillidium trasporta sotto la corazza, così come è consigliabile ripulire da detriti vegetali strade, fossetti e altre infrastrutture dove l’armadillidium potrebbe sopravvivere.

In commercio esistono prodotti disinfestanti, che, però, hanno scarsa efficacia in quanto l’armadillidium presenta un rivestimento coriaceo che ne impedisce l’azione. Pertanto, in virtù della mancata correlazione a patologie cutanee o sistemiche, tali trattamenti possono essere evitati.

L’armadillo ha un ruolo primario tra gli organismi decompositori. Nei cumuli di compost e nella sostanza organica in decomposizione è un ospite fisso, e senza di lui il risultato finale sarebbe, se non compromesso, molto limitato. L’armadillidium è, infatti, uno dei pochissimi consumatori di lignina e cellulosa tra la fauna e flora presente nel compost. Senza di lui il processo di compostaggio farebbe molta fatica a eliminare le parti più dure e resistenti degli scarti vegetali. Inoltre, secondo alcuni studi, questi animali sono in grado di assimilare i metalli pesanti come rame, zinco, piombo e cadmio e cristallizzarli in depositi di forma sferica nel loro intestino. In questo modo eliminano molti degli ioni metallici tossici dal suolo. Inoltre, a causa della loro elevata tolleranza a questi ioni, prosperano dove altre specie non possono e promuovono il ripristino dei siti contaminati, accelerando la formazione della sostanza organica.

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