Un anno fa la tragedia di Roberto al capolinea dell’Ataf: il ricordo di un amico

Un mazzo di fiori ricorda il punto dove Roberto Neri perse la vita un anno fa (Fotocronache Germogli)

Un anno fa moriva Roberto Neri, schiacciato sotto le ruote di un autobus dell’Ataf numero 8. Così ricorda quel giorno e la tragica fine di Roberto, il suo amico Paolo Santedicola, titolare dell’omonima cartoleria in via Roma, proprio di fronte al capolinea Ataf.

Una tragedia annunciata? Probabilmente si, rileggendo le cronache e le testimonianza. Roberto era una amico per molti ripolesi, con un carattere a volte difficile ma uomo di ottimi valori, sempre pronto a dare una mano, a fornire un’informazione ai rari turisti che gravitano sul capologo ripolese.

Per anni ha dovuto subire, inascoltato nonostante le numerose segnalazioni inviate all’azienda, l’insensibilità di alcuni autisti che soprattutto al mattino presto sostavano al capolinea con il motore acceso, proprio sotto la finestra dove dormiva.

Esattamente un anno fa, intorno alle tre di pomeriggio. Un giovane autista, di origini siciliane, padre di due bambini, si ‘dimentica’ di spegnere il suo mezzo. Roberto ha un forte mal di testa, resiste, poi esplode. Scende e si scaglia verbalmente. Parole grosse, con risposte a tono  dal guidatore. Il mezzo riparte, Roberto non è tipo da mollare, si sente nel giusto e offeso. Raggiunge il messo tagliando la strada mentre l’8 esegue le solita assurda manovra a U per riprendere via Roma in direzione Firenze.

Roberto viene agganciato dalla ruota anteriore sinistra, scivola, finisce sotto il mezzo, una ruota lo schiaccia. Un secondo di orrore come testimoniato da alcuni ragazzi seduti sull’autobus.

Ero in negozio, proprio lì di fronte. Ma non ho visto, non sono un testimone. Ma sono subito uscito per vedere cosa era successo. Spuntava una gamba, un lembo di jeans, le scarpe, “Sono quelle di Roberto” – grido, mentre Valentina, un’altra negoziante, si sdraiava sotto il mezzo e lo riconosceva dai capelli bianchi

E’ già passato un anno. Il babbo, Checco. che viveva con Roberto , ad agosto si è trasferito dalla figlia Laura con i nipoti. Ha sempre vissuto con tenera rassegnazione la tragedia.

Il capolinea dell’8 non c’è più. Bastava pensarci prima? Ora è l’era del 23 B che corre verso Croce. Sotto la finestra di Roberto solo una sosta. Spesso l’autobus neppure si infila nel rientro,teatro della tragedia, ma ‘scarica’ i passeggeri lungo via Roma, dove c’è in agguato un altro pericolo, un’aiuola con molte pozze quando diluvia, e scarsa illuminazione sempre. Percentuali? Per chi lavora lì davanti circa una trenta per cento. Un grave pericolo, già segnalato. Cosa si aspetta per intervenire?

Paolo Santedicola

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