
Se n’è andato a 73 anni Davide Riondino, una delle figure più originali e difficili da incasellare della scena culturale italiana. Cantautore, attore, scrittore, regista e fine umorista, Riondino ha attraversato oltre quarant’anni di spettacolo portando sempre con sé uno stile inconfondibile, sospeso tra leggerezza e impegno. A darne notizia è stata l’amica Chiara Rapaccini con un messaggio sui social.
Nato a Firenze nel 1952, Riondino è stato protagonista di una carriera eclettica, capace di spaziare dalla musica alla televisione, dal teatro al cinema, fino alla scrittura. Il filo rosso della sua produzione è sempre stato quello della satira, del sarcasmo e della battuta intelligente, coltivati fin dagli esordi negli anni Ottanta sulle pagine di riviste come Tango e Cuore, vere palestre per una generazione di autori dalla penna affilata.
Eppure, all’inizio, era la musica a definirlo: negli anni Settanta con il Collettivo Victor Jara incide dischi destinati ai circuiti militanti, per poi proseguire negli anni successivi con lavori come Boulevard e Tango dei Miracoli. Sua è anche la celebre “Maracaibo”, portata al successo da Lu Colombo nel 1981.
Riondino ha saputo essere “contro” senza mai rinunciare alla ribalta, alternando collaborazioni con testate come Linus e Comix a esperienze televisive popolari, dove ha dato vita a personaggi surreali come il “cantautore brasiliano” Joao Mesquinho o il filosofo del programma Lupo solitario di Antonio Ricci. Indimenticabili anche le sue apparizioni al Maurizio Costanzo Show.
A teatro ha lavorato, tra gli altri, con Paolo Rossi e Sabina Guzzanti, mentre sul grande schermo ha preso parte a film di registi come Giordana, i fratelli Taviani e Salvatores. Nel 1997 firma anche la regia di Cuba Libre, velocipedi ai Tropici, a testimonianza di una curiosità artistica sempre viva.
Negli anni ha costruito un legame forte anche con la poesia e la letteratura, ideando il festival “Il giardino della poesia” e portando in scena spettacoli che mescolavano versi, musica e racconto. Tra i suoi libri, Rombi e Milonghe, Sgurz e il più recente Sussidiario, raccolta di scritti satirici.

Lo spettacolo al Teatro comunale dell’Antella
Anche l’Antella conserva un ricordo dell’artista. Era il luglio 2022 quando Riondino si esibì al teatro comunale con lo spettacolo Fermata provvisoria. Una serata rimasta impressa non solo per la qualità del recital, ma anche per l’imprevisto che la rese unica.
Mentre l’artista era sul palco all’aperto dietro alla Carrozza 10, una violenta bufera di lampi, pioggia e vento costrinse a interrompere lo spettacolo. Con la consueta ironia, Riondino sdrammatizzò: «Avvertitemi se crolla tutto». Poco dopo, il pubblico e l’artista si spostarono rapidamente all’interno del teatro.
Senza impianto audio, quasi in forma raccolta e intima, Riondino riprese a recitare poesie e canzoni, portando a termine lo spettacolo tra gli applausi. Un momento che sintetizza bene la sua cifra artistica: capacità di adattarsi, ironia e un rapporto diretto, autentico con il pubblico.
Quando gli fu chiesto un bis con “Mi piaci Fanfani”, uno dei suoi cavalli di battaglia, rispose con una battuta: «Troppo vecchia, non me la ricordo». Anche in quel rifiuto leggero c’era tutto il suo spirito.

Mancuso: “Il Cantico di San Francesco è un manifesto dell’ecologia ante litteram” (fotogallery)