Nove utenti di Alia su dieci si dichiarano soddisfatti del servizio (vedi articolo). Il dato, certificato dall’Istituto Piepoli, più che rassicurare solleva un coro di dubbi e perplessità. Sebbene i social non abbiano valore statistico e le “chiacchiere da bar” restino tali, lo sbigottimento generale è un segnale che non si può ignorare. Quando la percezione comune e l’esperienza diretta convergono verso il dissenso, persino l’affidabilità di un istituto prestigioso finisce sotto la lente d’ingrandimento.
Per dare credito a un numero così ‘bulgaro’, servirebbe trasparenza. Sarebbe utile, ad esempio, conoscere la formulazione esatta dei quesiti rivolti agli intervistati. Altrettanto interessante sarebbe conoscere la geografia del campione: gli intervistati vivono nei comuni serviti direttamente da Alia o in quelli gestiti in subappalto dalle cooperative?
Al di là delle polemiche tra porta a porta sì e porta a porta no; Taric no, sì, sì ma non così, resta un dato empirico difficile da ignorare: finora non mi è capitato di incontrare una sola persona che si dicesse soddisfatta del servizio (Amministrazione comunale compresa). Possibile che abbia incrociato soltanto utenti appartenenti a quel risicatissimo 9% di scontenti? Anche questo sarebbe uno stravolgimento della statistica.
Alia, soddisfazione record o corto circuito statistico?
Il risultato del sondaggio tra gli utenti del servizio lascia perplessi

Vernici antimuffa e pennelli per migliorare il carcere: a Sollicciano il dono di Calcit, Camera penale e Comune di Bagno a Ripoli