
“Introdurre nella denominazione di ogni singola scuola presente nel Comune di Bagno a Ripoli una caratterizzazione che ne identifichi l’orientamento insegnato e voluto dal corpo docente e dalla Dirigenza scolastica, inserendo le seguenti descrizioni “politicamente schierata a sinistra” oppure “ideologicamente comunista”, oppure “favorevole alle teorie Igbtq+ e/o woke”, oppure “antiamericana, anti sionista, antifascista, anti libertà di pensiero, anti cattolica, antidemocratica”. I consiglieri di Fratelli d’Italia, autori della mozione con questa proposta, devono aver perso l’agenda e non si sono resi conto che Carnevale, dove ogni scherzo vale, è finito ieri. Oggi siamo già in Quaresima.
Sì, perché la mozione non può essere frutto che di una volonta burlona, magari un po’ settaria, un tantino ridicola, parecchio fascista. Quest’ultimo aggettivo, forse, non sarà letto dai tre protagonisti, Michele Barbarossa, Serena Giannini e Fabio Venturi, con un’accezione negativa, ma tant’è. Molti nemici, molto onore esclamava quello. Bei tempi, eh…

Oggi, però, una proposta di questo tipo non fa ridere, se lo scopo era fare una battuta, e lascia basiti, se invece dietro c’è un ragionamento, magari suggerito da qualche “boia chi molla” de noantri. Infatti la mozione specifica che lo scopo è “rendere possibile alle famiglie con figli in età scolastica di individuare e scegliere, tra gli istituti scolastici forniti delle suddette denominazioni aggiuntive, i più adatti per l’orientamento politico/sociale/sessuale/culturale/religioso dei propri figli”.
Insomma una vera e propria schedatura come ai tempi di quando c’era lui, caro lei… e proprio dalla discriminazione degli ebrei nelle scuole iniziò una delle operazioni più vergognose e criminali della (purtroppo) nostra storia.
La mozione dovrà essere inserita nell’ordine del giorno del consiglio comunale di martedì 24 febbraio, ma aprirci un dibattito non è obbligatorio.
Mi permetto un personale suggerimento a tutti gli altri consiglieri: silenzio assoluto, nessuna replica, nessuna perdita di tempo, nessun assurdo confronto su una stronzata di questo tipo. Silenzio di tomba, voto contrario e via si passi al punto successivo.
La mozione appena protocollata, resa nota dal sindaco Pignotti, ha suscitato immediate reazioni politiche a cominciare da quella del primo cittadino.
Il sindaco Francesco Pignotti: “Non è solo una grave provocazione, ma un attacco vergognoso alla libertà delle nostre scuole, un’intidimidazione senza pudore ai nostri insegnanti e alle nostre dirigenti. L’orrore del fascismo cominciò proprio così, iniziando a distinguere le persone in base alla loro ideologia politica, alla razza, alla religione, all’orientamento sessuale. Abbiamo già visto come andò a finire. Fratelli d’Italia a Bagno a Ripoli vuole riportarci a un passato buio. Ai tempi del Ministero dell’educazione nazionale, quello fondato da Mussolini, con le liste di proscrizione dei professori non allineati, le persecuzioni. Dovunque i consiglieri di Fratelli d’Italia vogliano arrivare, sappiano che qui a Bagno a Ripoli troveranno sempre una comunità unita nel difendere la propria scuola, i suoi insegnanti e il diritto di istruirsi”.
Riccardo Forconi consigliere comunale Bagno a Ripoli al Centro: “Condanniamo con forza la mozione presentata da Fratelli d’Italia sulle scuole del nostro territorio. Vogliamo sperare che si tratti soltanto di una provocazione, perché se così non fosse saremmo di fronte a un’impostazione davvero preoccupante. La scuola deve poter esercitare pienamente la propria autonomia nella definizione dei programmi e delle iniziative educative, senza alcuna pressione o condizionamento politico da parte del Consiglio comunale”.
Andrea Bencini, segretario comunale Pd Bagno a Ripoli: “Se è uno scherzo di Carnevale, non fa ridere; se è una provocazione riesce solo a provocare sdegno e rabbia. Di certo questa è la vera faccia di Fratelli d’Italia, di una destra che siede nelle istituzioni e le usa – dai comuni al governo – come un teatrino per deridere e calpestare i valori della democrazia e della libertà di cui da sempre è nemica giurata”.
Emiliano Fossi, segretario regionale Pd: “Siamo di fronte ad un vero e proprio tentativo di intimidazione nei confronti di insegnanti e dirigenti scolastici, un modo per mettere sotto pressione chi ogni giorno svolge con professionalità e dedizione il proprio lavoro educativo. Fratelli d’Italia a Bagno a Ripoli sembra voler riportare indietro le lancette della storia, evocando un modello di controllo e di uniformità che appartiene al passato più buio del nostro Paese.”.
Francesco Casini, consigliere regionale di Casa Riformista: “Siamo di fronte a un’iniziativa davvero molto grave, sbagliata sotto ogni profilo: nei contenuti, nel metodo e soprattutto nella concezione del ruolo del consigliere comunale. Il Consiglio deve essere un luogo di confronto serio e di progettazione, non un semplice ring politico dove si alimentano polemiche ideologiche”.
Alessia Zazzeri, responsabile provinciale scuola di Sinistra Italiana Firenze, e Jacopo Madau, segretario provinciale di Sinistra Italiana Firenze: “Non siamo di fronte a una semplice provocazione, ma a un disegno preciso: colpire l’autonomia scolastica, mettere sotto pressione docenti e dirigenti, insinuare che esistano scuole “da segnalare” perché promuovono inclusione, rispetto delle differenze, educazione affettiva, pluralismo culturale o libertà di pensiero. È un attacco diretto alla scuola pubblica come presidio democratico. Ancora più grave è che tra le etichette si indichi l’antifascismo come un orientamento sospetto o divisivo: l’antifascismo non è un’opinione tra le altre, è il fondamento della nostra Repubblica e della Costituzione. Metterlo sul banco degli imputati significa mettere in discussione i principi su cui si regge il Paese”.
Grazia Gerbi, presidente Anpi Bagno a Ripoli: “Siamo al fianco dell’istituzione scolastica — come persone, come cittadini, come utenti e come associazione — per riaffermarne con convinzione il valore e per respingere insinuazioni che riteniamo irrispettose e inaccettabili”.
Flc Cgil Firenze: “Dopo Azione Studentesca a Prato che voleva schedare i docenti, ora è direttamente il partito della premier Meloni che vorrebbe schedare le scuole del territorio. Un fatto gravissimo. Nei prossimi gironi contatteremo i delegati sindacali degli istituti comprensivi di Bagno a Ripoli, siamo pronti a lanciare iniziative contro questa intimidazione di Fdi a partire un’ assemblea già in programma in uno dei comprensivi del territorio”.
La retromarcia di FdI: “Non ci vuole molto a capire che la mozione recentemente presentata da noi consiglieri di FDI di Bagno a Ripoli sulla scuola sia volutamente “provocatoria”. Provocatoria affinchè l’amministrazione di Bagno a Ripoli e le istituzioni preposte capiscano che i bambini, specialmente quelli più piccoli, debbano essere lasciati fuori da discorsi politici o da fatti di cronaca che nemmeno “i grandi” riescono pienamente a capire e spiegare. E’ questo il senso della nostra mozione ! Non ci interessano le schedature delle scuole né altre differenziazioni, vogliamo solo che i bambini vengano lasciati stare.La nostra intenzione è quella di portare nel dibattito comunale un tema delicato che purtroppo viene sempre ignorato, non ci interessa nemmeno portare al voto il Consiglio Comunale su tale mozione : avevamo già intenzione di ritirarla dopo aver esaurito il dibattito in merito. Gli schiamazzi deliranti del PD locale al seguito delle nostra mozione, sono solo una cortina fumogena per non affrontare il problema reale che noi consiglieri di FDI avevamo già in precedenza evidenziato : all’interno delle scuole non deve essere fatta politica!!! Non è un bavaglio alle scelte dei docenti, non è una limitazione alla scuola, non è un’intimidazione, è un grido di esasperazione portatoci da diversi genitori affinchè la gente e l’opinione pubblica prenda coscienza di ciò che sta accadendo dentro alcuni istituti scolastici del nostro territorio”.

Wikipedro testimonial del contest per raccontare Bagno a Ripoli (video)
Che trio di mentecatti
E’ più forte di loro non ce la fanno a vivere in democrazia.
Il “partito” di maggioranza nel governo di Roma è famoso in Toscana, come tutte le compagini dello stesso orientamento che lo hanno preceduto, per il ricorso a pratiche politiche, a comunicazione e a propaganda che non hanno alcuna eco nella realtà locale e che le persone serie non hanno problemi a schernire.
Imporre la celebrazione del “giorno del ricordo” ogni dieci febbraio, ad esempio, non è servito altro che a ricordare a chi non era neppure sfiorato dall’interesse per l’argomento che cosa può succedere a chi aggredisce il paese confinante sicuro di una facile vittoria e in capo a pochi anni si ritrova invece a contemplare la seria prospettiva di essere preso a calci fino al Rubicone.
Il governo di Roma per lo più ha torto per definizione. Per due motivi molto semplici: perché è governo e perché è di Roma.