
Sono morti in modo violento, prima che le fiamme divorassero la loro abitazione. È quanto emerge dalla relazione del medico legale Susanna Gamba, illustrata ieri nell’aula bunker a Firenze durante l’udienza sul duplice omicidio di Osteria Nuova, avvenuto nel dicembre 2023. Lo riporta La Nazione.
Umberto Della Nave è deceduto a causa di un profondo taglio alla laringe, mentre la moglie Dina Del Lungo è stata strangolata. In entrambi i casi è stato escluso che la morte sia avvenuta per inalazione di fumi: i due coniugi, dunque, sarebbero stati uccisi prima dello scoppio dell’incendio che distrusse la loro casa.
Secondo quanto ricostruito dall’accusa, Antonio La Scala, 47enne originario di Vibo Valentia e trapiantato a Ponte a Ema, avrebbe approfittato della disponibilità economica della coppia. L’uomo è imputato per omicidio volontario, distruzione di cadavere e rapina.
La consulente Gamba ha riferito che sul corpo di Della Nave sono stati rinvenuti due tagli letali al collo, oltre a contusioni sul volto compatibili con un’aggressione precedente alla morte. L’uomo sarebbe stato colpito, immobilizzato e avrebbe riportato anche la frattura delle costole prima di essere sgozzato. La moglie, invece, sarebbe stata strangolata subito dopo.
La ricostruzione dell’accusa parla di una visita all’anziana coppia, come avveniva spesso. Una volta all’interno dell’abitazione, La Scala avrebbe aggredito Umberto Della Nave, colpendolo e uccidendolo con un coltello, per poi strangolare la donna. Solo successivamente avrebbe dato fuoco ai locali, dopo aver aperto una cassaforte nascosta in un vano caldaia, di cui conosceva l’esatto nascondiglio delle chiavi.
Durante le indagini, i carabinieri trovarono due banconote da 50 euro nel giardino retrostante l’abitazione, sporche di sangue e probabilmente perse dall’assassino nella fuga. All’interno della casa, una volta spento l’incendio, furono rilevate tracce ematiche, impronte digitali e un’agenda con annotazioni di somme di denaro prestate da Della Nave al figlio dell’imputato, con una firma attribuita allo stesso La Scala.
Un rapporto di fiducia, quello tra la vittima e l’imputato, rafforzato – secondo quanto emerso – anche da un legame umano: Della Nave si sarebbe preso a cuore le difficoltà del 47enne perché amico di suo figlio defunto, al quale, in passato, aveva prestato soccorso dopo un incidente stradale.

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