Un totem che racconta gli uomini e le donne che si sono opposti alla mafia; panchine a forma di freccia che indicano la direzione verso la targa che ricorda a Emanuela Loi, l’agente della scorta del giudice Borsellino uccisa da Cosa nostra in via D’Amelio.
Da oggi un nuovo Percorso della Legalità ha aperto le sue porte a Bagno a Ripoli. Una passeggiata nel verde che dal giardino pubblico di via delle Arti, nel cuore della frazione capoluogo, si snoda fino a raggiungere Largo Emanuela Loi, il piazzale dedicato all’agente della scorta del giudice Borsellino uccisa da Cosa nostra in via D’Amelio. Un luogo per ricordare le donne e gli uomini che hanno speso la loro vita, fino a sacrificarla, per combattere contro le mafie, e per rinnovare un impegno quotidiano contro ogni forma di illecito, piccola grande ingiustizia e zone d’ombra.
A “disegnare” il Percorso sono stati gli studenti della V-A del Liceo scientifico Gobetti Volta, che hanno accolto l’idea del Comune e dello Spi Cgil di Bagno a Ripoli – Lega “Luciano Lama” in collaborazione con la sezione Soci Coop. Il Percorso è frutto di un anno di lavoro, iniziato con una fase di studio e approfondimento in classe e sfociato nella progettazione vera e propria. Degli alunni la volontà di realizzare un totem e sedute a forma di freccia, per simboleggiare la strada giusta da seguire, quella della legalità. E di collocare sugli arredi del Percorso una serie di Qr Code che rimandano al racconto delle donne e degli uomini simboli della lotta alla mafia, compresa una lunga ed intensa intervista alla sorella di Emanuela Loi, Maria Claudia.
Agli alunni, stamani, il compito di inaugurare il Percorso, alla presenza delle istituzioni civili e militari. Al loro fianco, il sindaco Francesco Pignotti, il questore di Firenze Fausto Lamparelli, la vicepresidente della Regione Toscana Mia Diop, il comandante Legione Carabinieri Toscana, generale di brigata Pierluigi Solazzo, il comandante provinciale Carabinieri Firenze, colonnello Luigi De Simone, il comandante della Compagnia CC Firenze Oltrarno, capitano Michele Gambuto, il comandante della stazione di Bagno a Ripoli maresciallo maggiore Francesco Pulcrano, l’assessora comunale alla Legalità Sandra Baragli, il preside dell’Isis Gobetti Volta Simone Cavari, Michela Pascali della segreteria nazionale Silp Cgil, il segretario dello Spi Cgil Bagno a Ripoli Mauro Fuso, i rappresentanti della sezione soci Coop Bagno a Ripoli, le docenti Orsola Montani e Carlotta Gradi.
Tra i ragazzi hanno preso la parola Federico Adessi, Riccardo Fani, Lapo Baldazzi, Gabriella Bacci, Costanza Banchelli, Sofia Lupi e Rebecca Verini. Presenti le istituzioni comunali, metropolitane e regionali. Per l’occasione è stato letto un indirizzo di saluto inviato dalla onorevole Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare Antimafia.
“Abbiamo voluto dare un messaggio di speranza al nostro lavoro – hanno spiegato le studentesse e gli studenti -. Questo percorso vuole essere simbolo di un cammino educativo e guidato: la direzione verso cui puntano le frecce è quella che conduce a un futuro basato sulla legalità”.
“Ad aprire il Percorso gli studenti hanno voluto un totem a forma di abbraccio – ha affermato il sindaco Francesco Pignotti –, meglio non potevano rappresentare un impegno a favore della legalità che può essere solo corale, che deve vedere unita tutta la comunità. Il Percorso non nasce come un monumento alla memoria, ma un giardino della legalità da vivere, da riempire di iniziative e incontri che vedano i giovani protagonisti. Il fatto che a progettarlo siano stati gli studenti del Gobetti-Volta, le ragazze e i ragazzi che presto guideranno le nostre comunità, è un testimone tra generazioni. Un cammino verso la legalità in divenire, che prosegue guardando al futuro”.
“Questo percorso – ha detto la vicepresidente della Regione Toscana Mia Diop – ha un bellissimo significato civile, profondamente educativo, che nasce nel modo migliore in cui può nascere: dalla scuola, dai ragazzi e dalle relazioni con l’associazionismo e la comunità. Perchè la cultura della legalità è tanto più solida quanto più si costruisce dal basso. E quando sono i giovani a farsi custodi della memoria e a tradurla in gesto concreto, possiamo tutti guardare al futuro con maggiore speranza”.
“Il Percorso nasce dal gioco di squadra tra più realtà e associazioni. L’elemento centrale e più significativo è stato il lavoro svolto con i ragazzi, possibile grazie alla sensibilità del dirigente, dei docenti e all’impegno di una classe intera – ha sottolineato l’assessora comunale Baragli -. Il risultato più importante è aver contribuito a trasmettere valori e consapevolezza, lasciando un segno concreto”.




























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