Il polverone di polemiche sollevato dalla mozione di Fratelli d’Italia, con la richiesta – a loro dire solo provocatoria – di schedare le scuole ripolesi per indirizzo politico, si basa su alcune testimonianze di genitori di alunni che le frequentano. Michele Barbarossa, capogruppo di FdI nel consiglio comunale di Bagno a Ripoli, ha riferito alcuni episodi di presunto indottrinamento o di penalizzazioni (“insufficienze sul registro”) nei confronti dei figli di genitori di opinione diversa dagli insegnanti, avvenuti nelle scuole ripolesi.

Sorgono alcune domande. Quanti casi si sono verificati per giustificare la mozione in consiglio comunale? Uno, due, cento? Quale verifica è stata fatta che i racconti rispondano al vero? E, soprattutto, come mai questi genitori non sono mai venuti allo scoperto per denunciare quello che avevano subito i loro figli? Le denunce, se anonime, devono sempre suscitare qualche sospetto.
Ecco che invece, oltre ai documenti ufficiali di organismi presenti nelle scuole (i cui rappresentanti hanno nomi e cognomi) (vedi articolo), alcuni genitori di alunni della scuola Marconi di Grassina hanno deciso di metterci la faccia.
Hanno appeso alla recinzione esterna della scuola un lungo striscione dove si legge “La scuola è libera e antifascista”, così come la disegna la nostra Costituzione. Ma non solo. Hanno apposto sullo striscione la loro firma con indicata la classe del proprio figlio o figlia. E hanno deciso di farsi fotografare e riprendere da QuiAntella proprio per contrapporre ad una denuncia senza volto, una replica senza veli.

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