
Il tema della “schedatura” delle scuole ripolesi in base all’orientamento politico, come chiedeva la mozione di FdI, non è entrato in Consiglio comunale. Il ritiro della mozione alla vigilia della seduta ha disinnescato possibili tensioni, anche se ieri era massiccia, per precauzione, la presenza di Carabinieri e Polizia locale davanti e dentro al palazzo comunale.
Tuttavia le altre forze politiche presenti in consiglio – Pd, Bagno a Ripoli al Centro, Cittadinanza attiva, Bagno a Ripoli Futura – hanno voluto esternare la propria posizione in merito alla mozione, anche se ritirata.
“Una decisione che ha evitato una discussione istituzionale su un atto che giudichiamo profondamente sbagliato e privo della dignità necessaria per essere oggetto di confronto consiliare – affermano in una nota congiunta -. Non avremmo comunque discusso nel merito quella mozione, perché proponeva un’impostazione incompatibile con i principi costituzionali che devono rappresentare il limite invalicabile dell’azione di ogni istituzione repubblicana”.
“La scuola pubblica, laica e statale non è uno spazio da sorvegliare o dividere, ma un luogo di crescita critica, confronto e formazione civile – continua la nota -. Ridurre il dibattito culturale e l’analisi dell’attualità a presunto “indottrinamento” significa svilire il ruolo degli insegnanti e impoverire la formazione delle nuove generazioni. Richiamare inoltre il principio secondo cui “a scuola non si fa politica” richiama stagioni storiche nelle quali il pluralismo delle idee veniva negato e il dissenso represso… Difendere pluralismo, autonomia educativa e valori antifascisti non è una posizione di parte, ma un dovere istituzionale”.
Sulla vicenda ha preso posizione anche l’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea: “A seguito di ripetuti episodi di intimidazione politica e di richiesta di schedatura di insegnanti ed istituti scolastici – commenta il presidente dell’istituto Vannino Chiti – esprimo la più netta condanna di tali atti che ledono i diritti individuali ed offendono il mondo della scuola, richiamando pagine buie del passato. Silenzi e indifferenza non sono accettabili, ma assumono i tratti di una pericolosa complicità. La scuola è un bene comune costituzionale, una risorsa per il futuro del Paese, luogo di formazione condivisa, di confronto e condivisione nel rispetto delle pluralità, palestra di cittadinanza e di democrazia”.

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