
Era la sera del 21 febbraio 1976, esattamente 50 anni fa, quando un segnale sgranato ma rivoluzionario, sul canale 54, bucò il video nelle case dei fiorentini: era nata Tele Libera Firenze (TLF), prima tv privata della città. Sugli schermi apparvero le immagini de “L’arpa birmana”, film del ’56 che raccontava di soldati giapponesi nella giungla.
A distanza di qualche mese dall’avvio delle trasmissioni di Radio Libera Firenze (20 settembre 1975), il vulcanico imprenditore Mauro Ballini (scomparso nel 2000) aveva deciso di raddoppiare la scommessa sulla colonizzazione dell’etere, fino a quel momento monopolio Rai (solo nel luglio del ’76 la Corte Costituzionale ne decretò la fine).

Quella che oggi celebriamo come una storica ricorrenza fu, all’epoca, una vera sfida al sistema, un atto di coraggio editoriale che trasformò Firenze in uno dei laboratori più vivaci dell’emittenza privata nazionale.
Fiore all’occhiello di TLF, che aveva sede al Campo di Marte, in via Pier Fortunato Calvi, furono i programmi di informazione: telegiornali, inchieste, la rassegna stampa curata dal direttore Carlo Fusaro: non una semplice lettura dei titoli ma un confronto critico fra le diverse linee editoriali.

Un’agguerrita e giovane redazione – di cui sono orgoglioso di aver fatto parte – guidata da Francesco Colonna e rodata dall’esperienza di Radio Libera Firenze, aprì la strada ad un modo diverso di fare giornalismo: i dibattiti in studio; le telefonate in diretta del pubblico; le interviste alla gente per strada. Le telecamere di TLF si infilavano in ogni situazione: dalle occupazioni di case, ai cortei sindacali; dagli ingorghi del traffico, alle corsie degli ospedali. Entravano in fabbriche, scuole, teatri, dando spazio a realtà e protagonisti che mai avrebbero trovato visibilità nei canali tradizionali.
L’attenzione per lo sport e, in particolare, per la Fiorentina costituì un legame a doppio filo con i telespettatori. Per la prima volta in Italia la voce di una donna, Gabriella Lescai, fece da “colonna sonora” alle partite dei viola. Era vietato trasmetterle in diretta la domenica, però bastava attendere lo scoccare della mezzanotte per vedere le imprese di Antognoni e compagni.

Molti dei programmi di TLF furono presi a modello negli anni successivi dalle tv nazionali. “Fuorigioco”, condotto da Giordano Goggioli e Massimo Sandrelli, anticipò “Il Processo del lunedì”. Cesara Buonamici, allora annunciatrice prima di iniziare la carriera da giornalista, presentava un gioco nel quale si doveva indovinare il numero di fagioli contenuti in un vaso, come anni dopo fece la Carrà. A notte fonda una trasmissione di spogliarelli fatti in casa fu ispirazione per “Colpo grosso”, di Smaila. “Jeeg robot d’acciaio” fu il primo cartone animato giapponese trasmesso in Italia, apripista di Goldrake e Mazinga.
TLF cessò le trasmissioni alla metà degli anni Ottanta, assorbita dai grandi network nazionali. Alcuni di quegli editori (Berlusconi, Mondadori) si affidarono proprio alla consulenza di Ballini per i palinsesti. Tuttavia se dopo mezzo secolo Tele Libera vive ancora nella memoria – e anche nei cuori – di tanti fiorentini, significa che quel monoscopio non si è mai definitivamente spento.
Articolo che ho scritto per La Nazione.

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