
Su un lato della sala Cherubini della Biblioteca comunale di Ponte a Niccheri gida il colore. Sono i dipinti di Dario Caiani: grandi tele, generalmente larghe un metro e alte 80 centimetri, nei quali esplodono i rossi, i gialli, gli azzurri, i blu: l’artista sembra voler occupare lo spazio con un linguaggio esuberante, estroverso, quasi invasivo.
Basta voltarsi verso la parete opposta e l’atmosfera cambia. Qui ci sono le fotografie: colori tenui, marroni, verdi, grigi. Immagini silenziose, quasi intimiste. Se nei quadri Caiani sembra andare incontro a chi osserva, nelle fotografie pare fare il percorso contrario: si guarda dentro e, forse, finisce per immortalare anche qualcosa del proprio animo.

È questo doppio registro uno degli aspetti più interessanti di “Elegia per madre natura”, la mostra aperta fino al 17 ottobre alla biblioteca comunale. Caiani si definisce autodidatta: dipinge da circa vent’anni, mentre la fotografia lo accompagna praticamente da sempre. «Mi esprimo in modo artigianale, senza essere condizionato da logiche commerciali. Dipingo e fotografo soprattutto per me», racconta.

L’ispirazione nasce prima di tutto da un modo lento di osservare la natura. Vale soprattutto per la fotografia, con la quale Caiani cerca dettagli e aspetti nascosti, spesso senza bisogno di andare lontano. Le immagini possono nascere semplicemente durante una passeggiata vicino a casa, a Villamagna dove vive con la sua compagna, fermandosi su qualcosa che uno sguardo più frettoloso probabilmente lascerebbe scivolare via.

La pittura segue invece un’altra strada. Qui entrano maggiormente in gioco immaginazione, fantasia e memoria. E un quadro non è necessariamente qualcosa di definitivo. Alcune opere sono state completamente rielaborate perché la prima versione non convinceva più l’autore o perché, nel frattempo, era cambiato il suo stato d’animo. L’acrilico, tecnica prediletta da Caiani, gli consente proprio questa libertà: intervenire nuovamente, coprire, trasformare e perfino stravolgere ciò che aveva dipinto in precedenza.
Così “Elegia per madre natura” finisce per raccontare non soltanto la natura, ma anche due modi molto diversi di guardarla. Quello acceso, libero e immaginifico dei dipinti e quello più raccolto delle fotografie. Due pareti, due linguaggi e, in mezzo, lo stesso autore.

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