

I concetti sono espressi nell’italiano arcaico di cinque secoli fa, ma esplodono sulla scena come se fossero stati scritti per raccontare le attuali vicende internazionali. Si parla di popoli e di potenti, di “principi”. Anzi, del “Principe” di Machiavelli. I suoi dettami per la conquista e il mantenimento del potere, anche al di là degli scrupoli, sembrano trasformarsi in un vademecum dei nostri giorni.
Accadeva al tempo dei Medici, ma sul palco compaiono pupazzi con le sembianze di Donald Trump, Vladimir Putin, Benjamin Netanyahu, Ursula von der Leyen e Xi Jinping, presenze mute che accompagnano e indirizzano le riflessioni degli spettatori.
È il canovaccio de “Il Principe”, rappresentazione andata in scena ieri sera al Teatro comunale di Antella a 500 anni dalla morte di Niccolò Machiavelli. Sul palco un magnetico Luca Pedron, capace di sostenere per circa un’ora il peso di un monologo serrato, senza esitazioni. Adattamento e regia sono di Riccardo Massai, direttore del Teatro.

Lo scenario è quello di un’aula scolastica. Sulla lavagna cambiano le parole e con esse i temi della lezione: Gaza, Guerra, il Principe. Le frasi di Machiavelli vengono esposte nella loro purezza, senza bisogno di artifici: basta ascoltarle per accorgersi di quanto possano suonare contemporanee.
Una delle poche concessioni esplicite all’oggi è la parentesi musicale affidata al ritmo martellante degli Usura, che ripetono quasi ossessivamente “Open your mind”, apri la tua mente. Una frase certamente non scelta a caso.
“Non ho mai fatto spettacoli politici – ha spiegato Massai all’inizio della rappresentazione –. Ma ora ho sentito il bisogno di scendere in campo. Nel Principe ci sono frasi di un’attualità sconvolgente”.
E proprio questo cortocircuito tra Cinquecento e presente è il filo che attraversa l’intero spettacolo: cambiano i secoli, i nomi e gli scenari, ma le dinamiche del potere descritte da Machiavelli sembrano resistere al tempo.
Applausi convinti e insistiti, alla fine, per Luca Pedron, che chiude il monologo davanti all’immagine iconica del “Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Un ultimo salto nel tempo e, insieme, un’ultima domanda lasciata agli spettatori: quanto è davvero cambiato, in cinque secoli, il rapporto tra il potere e i popoli?
Repliche: oggi, 31 ottobre, e domani 1 novembre ore 21.

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