
La realizzazione della pista ciclopedonale tra Bagno a Ripoli e Ponte a Ema, lungo via di Ritortoli, si intreccia con uno scenario internazionale in questo momento particolarmente turbolento. Non solo cantieri, varianti e burocrazia: a rallentare il procedimento di esproprio ci si mette anche la difficoltà di rintracciare alcuni proprietari dei terreni, residenti in Israele.
Nel corso dell’iter, infatti, si è resa necessaria una variante al tracciato, che ha ampliato le aree da espropriare. Da qui l’avvio di un nuovo procedimento per informare i soggetti interessati. Ma proprio su questo punto sono emerse le criticità più delicate.
Alcuni proprietari risultano avere l’ultima residenza registrata in Israele e, secondo quanto riportato negli atti, si tratta di persone di età avanzata di cui non si hanno aggiornamenti anagrafici recenti. Il Comune ha provato a notificare gli atti tramite raccomandata internazionale, ma l’esito resta incerto.
A complicare ulteriormente la situazione è il contesto geopolitico: la presenza di un conflitto in corso rende difficile avere garanzie sulla consegna delle comunicazioni e sulla possibilità che queste arrivino effettivamente ai destinatari.
Una circostanza non secondaria, perché la legge impone che i proprietari siano messi nelle condizioni di conoscere il procedimento e presentare eventuali osservazioni. Per questo l’Amministrazione ha deciso di rafforzare la pubblicità dell’avviso, pubblicandolo non solo all’albo pretorio ma anche sul quotidiano nazionale in formato digitale “la Notizia” per un costo di 289,14 euro.
Un passaggio necessario per evitare contestazioni ma anche per rispettare i tempi stringenti del Pnrr: eventuali ritardi o intoppi procedurali potrebbero mettere a rischio il finanziamento europeo.
Così, mentre il cantiere va avanti, la “partita” degli espropri si gioca anche a distanza, tra notifiche internazionali, incertezze anagrafiche e le conseguenze di una situazione geopolitica che finisce per riflettersi, concretamente, perfino su un’opera locale.

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Si faccia come fanno i loro coloni
Alcuni proprietari hanno l’ultima residenza registrata….in Israele??? Quindi,nella zona di Ritortoli,fra Bagno a Ripoli e Ponte a Ema, abbiamo avuto terreni di proprietà di israeliani….per decine di anni? E di questo,chi ne era a conoscenza? Perché il fatto non è da poco,a mio avviso. Non tanto per la nazionalità o la religione dei proprietari,questi sono fatti loro. Ma adesso,con la situazione geopolitica in atto,pone gli abitanti del nostro territorio di fronte a una limitazione di libertà di opinione. Chi potrebbe anche solamente pensare di criticare le azioni di Israele,avendo come vicini di casa proprio gli stessi israeliani? E poi, c’è una questione di territorio,di sensazione di appartenenza. Da quanto tempo,i signori in questione hanno “messo il piede” in casa nostra? La terra non è una “cosa inanimata”, è parte di noi,del nostro sentirsi prima italiani,poi toscani, poi abitanti nel comprensorio,nati e cresciuti qui. Le nostre radici non sono in vendita,sia chiaro.