L’amore prima del dolore. Padre Bernardo Gianni, abate di San Miniato al Monte, ha scelto di affidare questo messaggio alle centinaia di persone che stamani hanno gremito la chiesa del Corpus Domini e il piazzale antistante per dare l’ultimo saluto a Edoardo Varvarito, il 17enne scomparso in un tragico incidente stradale lunedi mattina. Una cerimonia commossa e partecipata, la bara bianca al centro della navata con la canottieri numero 23 indossata in tutti gli anni trascorsi alla Sancat Basket, alla presenza tra gli altri del sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Pignotti, del suo predecessore Francesco Casini, del presidente della Regione Eugenio Giani, dell’assessora fiorentina allo sport Letizia Perini e del presidente del Q2 Michele Pierguidi oltre ai rappresentanti delle scuole ripolesi e delle principali società del basket fiorentino.
“Questa non è una cerimonia di commemorazione, ma la celebrazione dell’amore infinito” ha detto nell’omelia, indicando una strada che per tutta la mattinata ha cercato di tenere insieme il peso della perdita e la necessità di guardare al futuro. “Se è infinito il nostro dolore per la morte di Edoardo – ha proseguito quasi esortando i presenti – vorrà anche dire che è infinito il nostro cuore pieno di amore per lui e questo infinito è esattamente ciò che noi oggi riscopriamo come primo grande straordinario dono che Edoardo da questa sua nuova esperienza di esistenza, riversa ai nostri cuori”. Parole che dedica alla famiglia (il padre Franco, la mamma Elisa, la sorella Alice, i nonni) e ai ragazzi presenti alla funzione, a riempire il lato sinistro della chiesa, moltissimi di loro con una maglietta che ritraeva Edoardo il giorno del suo quinto compleanno. “No – aggiunge – non si può uscire da un funerale di un ragazzo di 17 anni senza piangere, senza contorcerci di fronte a un evento oggettivamente e umanamente inaccettabile”. E cita, parafrasandole, le parole che “Ultimo canterebbe sicuramente meglio di me”: sono quelle di ‘Piccola Stella’, una canzone che parla di assenza e legami che restano, “della luce che ci apre la strada quando siamo nel buio” e invita tutti, soprattutto i più giovani, a “continuare a far vivere Edoardo in quello che noi siamo e che saremo”.
Al termine della messa sono state poi le testimonianze a dare voce agli affetti. A prendere la parola per primo è stato il nonno materno, ex comandante della polizia municipale di Montopoli, che ha ricordato con orgoglio quel nipote “che era diventato più alto di tutti noi e che continuava a dispensare affetto nonostante avesse ormai 17 anni” aggiungendo che “lunedi notte, dopo la tragedia, mi è apparso in sogno e mi ha abbracciato”. E poi tre ragazzi insieme “quelli che diceva fossimo i suoi migliori amici”, ha scandito Jacopo, ricordando l’ultima vacanza insieme e, sorridendo, “quando gli dissero che non poteva più giocare a basket (per un problema fisico, ndr) e lui invece che deprimersi decise di andare in palestra e in effetti alla fine gli era venuto un fisico niente male…”. E ancora una compagna di classe, che ha salutato “Varva” ricordando “tre anni in cui abbiamo condiviso le nostre giornate e le brontolate dei professori quando facevamo troppa confusione: ti prometto che ora, quando faremo silenzio, penseremo a te”. Commosso, con la voce rotta dall’emozione, anche l’intervento del sindaco Pignotti, lui che insieme ai genitori si era recato da subito sul luogo dell’incidente lunedi mattina e che per oggi ha deciso di proclamare il lutto cittadino. “E’ stato un gesto naturale, perché in questi giorni, in modo del tutto spontaneo, intorno a voi si è stretta tutta la nostra comunità e continuerà a esserci e a starvi accanto in ogni momento e per qualunque iniziativa vorrete portare avanti”. Una commozione che a stento ha trattenuto anche il presidente Giani. “A nemmeno 18 anni lavorava perché sentiva forte il senso della famiglia e della comunità. Pur così giovane aveva dato alla sua vita un significato vero e pieno, un esempio che vi esorto a tenere con voi portando avanti la ricchezza che Edoardo ci ha trasmesso”.
Poi l’ultimo ricordo, il più toccante e commovente, quello della madre Elisa, abbracciata al marito Franco. Con un filo di voce, ma senza cedere all’emozione, ha detto semplicemente che “Edoardo era vita, era voce, era luce”. E ancora, guardando i compagni: “Volevamo che la nostra casa fosse sempre aperta e a vedervi tutti qui oggi ci siamo riusciti: potete tornare da Edoardo quando volete e quella porta la troverete sempre aperta”. Poi l’ultimo pensiero il più drammaticamente toccante: “Domenica abbiamo passato una giornata bellissima, il pranzo tutti insieme, il cinema. Sembrava quasi irreale. Se n’è andato forse nel suo momento più bello. Era felice, soddisfatto, si sentiva realizzato”.
Fotogallery ddi Davide Franco Foto cronache Germogli







“Varva vive”, lo struggente messaggio degli amici di Edoardo