
Un gesto irresponsabile che mette a rischio la sicurezza di tutta la comunità. La postazione del defibrillatore installata al parco pubblico “Gino Bartali” di Grassina è stata danneggiata da ignoti e al momento non è operativa.
A scoprire l’accaduto, nel pomeriggio di ieri, sono stati due volontari della Fratellanza Popolare di Grassina che, passando casualmente dal parco, hanno notato la teca aperta e il defibrillatore esposto alle intemperie. Da quel momento sono scattati immediatamente i controlli da parte dell’associazione.
«La postazione DAE al parco urbano di Grassina è stata danneggiata da qualcuno che ha agito manomissioni su teca e defibrillatore», denuncia il presidente della Fratellanza Popolare Michele Cotugno. «È stata certamente un’azione sconsiderata e deprecabile che merita l’attenzione della popolazione e gli approfondimenti delle forze dell’ordine».
Secondo quanto ricostruito, il dispositivo sarebbe stato lasciato acceso per molte ore. Al momento della verifica, infatti, il defibrillatore presentava le batterie quasi completamente scariche, mentre la confezione delle piastre monouso risultava aperta. Condizioni che rendono il DAE inutilizzabile in sicurezza. «In caso di necessità il defibrillatore non può essere considerato assolutamente affidabile», spiega Cotugno.
Nei giorni precedenti era già stato rilevato un lieve danneggiamento allo sportello della teca. Per consentire la riparazione, i tecnici avevano temporaneamente disattivato l’allarme sonoro, ma il dispositivo risultava perfettamente funzionante. La successiva manomissione avrebbe quindi aggravato la situazione fino a mettere fuori servizio l’intera postazione.
La Fratellanza si è già attivata per il ripristino, ma saranno necessari alcuni giorni prima che il DAE possa tornare disponibile. Nel frattempo, in caso di emergenza, il defibrillatore più vicino si trova in piazza Umberto I, accanto all’edicola.
Il presidente della Fratellanza coglie l’occasione per ricordare il valore della rete dei defibrillatori presenti sul territorio. «Il Comune di Bagno a Ripoli vanta oggi ben 31 postazioni DAE. Molte sono state acquistate e donate dalle organizzazioni di volontariato come la nostra con importanti sforzi economici, mentre riparazioni e manutenzioni gravano sui conti del Comune. Parliamo quindi di beni comuni e di soldi pubblici».
Ma il danno, sottolinea Cotugno, non è soltanto economico. Dietro ogni postazione ci sono il lavoro e l’impegno di decine di persone: cittadini che frequentano i corsi BLSD, formatori, volontari incaricati dei controlli periodici e associazioni che investono risorse per garantire una risposta tempestiva in caso di arresto cardiaco: «Tutto questo è per offrire una possibilità di sopravvivenza a chi viene colpito da arresto cardiaco. Quanto è stato fatto da ignoti offende tutti e non può essere considerato qualcosa di accidentale o da giustificare».
Un episodio che suscita amarezza e preoccupazione, perché a essere colpito non è soltanto un bene pubblico, ma uno strumento che può fare la differenza tra la vita e la morte.

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