
Le riflessioni del sindaco di Bagno a Ripoli, Francesco Pignotti sui 50 anni dall’inizio dell’attività dell’ospedale S. Maria Annunziata.
di Francesco Pignotti
sindaco di Bagno a Ripoli e presidente della Società della Salute Sud Est
L’ospedale Santa Maria Annunziata, il “Niccheri” come tanti ripolesi lo chiamano con quel tono di confidenza e affetto che si riconosce solo ai riferimenti consolidati di una comunità, è a tutti gli effetti uno dei cuori pulsanti del comune di Bagno a Ripoli.
Lo è, tanto per cominciare, dal punto di vista geografico, per la sua localizzazione, esattamente al centro del nostro territorio, crocevia delle nostre frazioni. E lo è, soprattutto, per il ruolo che svolge da cinquant’anni nella vita dei nostri concittadini e per tutta l’area a sud di Firenze.
Dietro le facciate dei suoi padiglioni imponenti, ci sono donne e uomini in perenne movimento che ci accompagnano nei momenti più delicati delle nostre esistenze. Nelle battaglie e nelle terapie, nei commiati, nella gioia di una malattia sconfitta. Ma anche nel primo respiro di chi viene alla luce.
Come sindaco e come presidente della Società della Salute Fiorentina Sud-Est, sento quindi la responsabilità e il dovere di contribuire a far crescere ulteriormente questa struttura, investendo sul suo futuro e rafforzandone il ruolo, insieme all’azienda sanitaria, alla Regione e a tutti i soggetti coinvolti. Perché un presidio così importante va sostenuto, valorizzato e messo nelle condizioni di rispondere sempre meglio ai bisogni delle persone.
C’è poi un secondo aspetto che considero altrettanto importante: la capacità dell’Osma di essere un ospedale vicino alle persone, non solo dal punto di vista della prossimità territoriale, ma soprattutto sul piano umano. Chi arriva a Ponte a Niccheri, anche nei momenti più difficili e delicati della propria vita, sa di trovare non solo competenza e professionalità, ma anche ascolto, accoglienza e attenzione.
In questi anni è cresciuto un percorso importante di umanizzazione delle cure che all’eccellenza sanitaria, alla qualità delle diagnosi e dei trattamenti affianca la capacità di prendersi cura della persona nella sua interezza, considerando anche la dimensione psicologica ed emotiva. È un insegnamento prezioso.
Infine, c’è un elemento che mi tocca anche sul piano personale: il punto nascita. L’Osma è il luogo in cui tanti cittadini di Bagno a Ripoli, ma anche di Firenze e dei comuni vicini, sono nati e portano sulla propria carta d’identità la dicitura “nato o nata a Bagno a Ripoli”. Io stesso sono nato qui e ne sono orgoglioso.
È bello pensare che questo ospedale non sia solo un presidio che accompagna le persone nei momenti di fragilità, ma anche il luogo da cui comincia la vita di tanti cittadini. È un legame profondo tra l’ospedale e la comunità, che ci ricorda quanto questa struttura sia parte della nostra identità collettiva. Cinquant’anni di attività non sono soltanto un traguardo da celebrare, ma un patrimonio da custodire e un impegno per gli anni a venire. Continuare a investire nel futuro dell’Osma è il miglior modo di celebrarne la storia.

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