
Cinquant’anni fa il Santa Maria Annunziata apriva le porte ai primi ricoverati. Era il settembre del 1976 e con l’entrata in funzione del pronto soccorso cominciava ufficialmente l’attività ospedaliera a Ponte a Niccheri. Mezzo secolo dopo, quello che per tutti è semplicemente “l’ospedale di Ponte a Niccheri” rappresenta uno dei principali punti di riferimento sanitari dell’area fiorentina e del territorio di Bagno a Ripoli. Ma per arrivare a quel settembre di cinquant’anni fa erano serviti un progetto nato negli anni Sessanta, una prima pietra dal forte valore simbolico, otto anni di lavori e finanziamenti arrivati a più riprese.
A raccontare quella lunga gestazione e i primi passi del nuovo ospedale è Sandro Boccadoro, che quella storia l’ha vissuta in prima persona: prima come consulente sanitario per il completamento della struttura e poi come direttore sanitario, incarico ricoperto dal 1975 al 1980.
«Un sentimento affettivo mi lega a questo ospedale dell’area fiorentina perché come consulente sanitario ho contribuito al suo completamento edilizio e come direttore sanitario ho gestito la fase di avvio», racconta Boccadoro. E oggi la sua testimonianza assume un valore particolare: «Di coloro che hanno preso parte a questi eventi credo di essere rimasto l’unico che li può raccontare, avendoli vissuti cinquant’anni fa».
Boccadoro ha compiuto 95 anni nel luglio scorso. Nato a Fabriano nel 1931, vive a Firenze dal 1950, dove si è laureato in medicina, e dal 1975 abita a Bagno a Ripoli. È stato direttore sanitario di Santa Maria Nuova dal 1970 e del Santa Maria Annunziata dal 1975 al 1980, concludendo la carriera nel 1998 come direttore sanitario dell’Azienda sanitaria di Firenze. Nel suo lungo percorso professionale ha fatto parte anche del Consiglio superiore di Sanità, è stato presidente del Comitato della Croce Rossa di Firenze e membro del Comitato scientifico della Fondazione Giovanni Michelucci.
L’idea di costruire un nuovo ospedale nella zona sud-est dell’area fiorentina risale agli anni Sessanta. A sostenerla fu Enzo Pezzati, presidente dell’Arcispedale Santa Maria Nuova. Il ministro della Sanità Luigi Mariotti approvò il primo finanziamento per realizzare due nuovi ospedali destinati a riequilibrare la distribuzione dei presidi nell’area metropolitana: il Santa Maria Annunziata a sud-est e il Nuovo San Giovanni di Dio a sud-ovest.
Nel 1965 fu scelto come progettista l’ingegnere Carlo Donzelli e venne istituita una commissione consultiva della quale faceva parte anche l’architetto Giovanni Michelucci. Il primo finanziamento ammontava a 2 miliardi e 800 milioni di lire. Il progetto definitivo fu approvato nel 1966 e l’anno successivo i lavori furono affidati all’impresa Amerigo Bonciani.
La data simbolo della nascita del nuovo ospedale è il 24 marzo 1968, giorno della posa della prima pietra. E non fu scelta una pietra qualsiasi. Venne prelevata da una colonna nel cortile delle sepolture di Santa Maria Nuova, per sottolineare la filiazione fra l’antico ospedale fiorentino e quello che stava sorgendo a Ponte a Niccheri.

Dalla prima pietra all’apertura passarono però otto anni. I lavori procedettero a intervalli, rallentati dalle complicazioni burocratiche e soprattutto dalla discontinuità dei finanziamenti. Soltanto nei primi anni Settanta i due padiglioni furono completati al grezzo.
Nel 1974 Boccadoro ricevette l’incarico di consulente sanitario per collaborare al completamento dell’opera e l’anno successivo fu nominato direttore sanitario. Nel 1976 venne finalmente completato il corpo anteriore e iniziarono progressivamente le prime attività: poliambulatorio, radiodiagnostica, cardiologia e raccolta del sangue. Poi, nel settembre dello stesso anno, l’apertura del pronto soccorso segnò l’inizio dell’accettazione dei ricoveri.
L’avvio fu condizionato anche dal tempo necessario per reperire il personale. Ai dipendenti dell’Arcispedale che ne avessero fatto richiesta venne concessa la possibilità di trasferirsi nella nuova struttura. Da Careggi, dal Meyer e da Santa Maria Nuova arrivarono complessivamente 175 persone. All’inizio del 1977 entrò in funzione anche il laboratorio di analisi mediche, diretto da Giampiero Ciampi.
Nel primo triennio, dal 1977 al 1979, funzionò soltanto il blocco anteriore, con 150 posti letto. Il blocco posteriore fu completato nel 1980 e la direzione sanitaria programmò una seconda fase organizzativa con 350 posti letto, prima del passaggio del presidio alla gestione della Usl 10 H.



Da allora il Santa Maria Annunziata è cambiato profondamente. Boccadoro ricorda anche i progetti di ampliamento rimasti sulla carta. La struttura ad “H” dell’edificio offriva infatti possibilità limitate di espansione. Nel 1997 l’Azienda sanitaria di Firenze propose alla Regione l’inserimento di due nuovi corpi di fabbrica tra il blocco anteriore e quello posteriore, ma l’intervento non fu approvato, anche perché alcuni anni prima era stata finanziata la costruzione della cosiddetta “palazzina”.
Solo molto più recentemente sono stati realizzati nuovi interventi, con un corpo di fabbrica per modernizzare l’atrio d’ingresso e un altro destinato al comparto dell’emergenza.
Anche dopo il pensionamento Boccadoro ha continuato a occuparsi di sanità. Fino al 2015 ha tenuto lezioni come libero docente al dipartimento di Sanità pubblica dell’Università di Firenze e ha svolto consulenze per la progettazione di ospedali, 24 complessivamente. Nel 2015 è stato il primo presidente della Fondazione Santa Maria Nuova. Ha inoltre coltivato la passione per la storia medievale di Firenze e per Dante, realizzando numerosi documentari presentati alla Società Dantesca, alla Società Dante Alighieri e in altre istituzioni culturali fiorentine.
Ma tra i tanti ospedali attraversati dalla sua lunga carriera, Ponte a Niccheri occupa inevitabilmente un posto speciale. Perché Boccadoro era lì quando tutto cominciò. E oggi, cinquant’anni dopo l’arrivo dei primi ricoverati, la sua memoria riporta il Santa Maria Annunziata al giorno in cui diventò davvero un ospedale.
Qui l’intervento di Elettra Pellegrino, direttrice dell’Annunziata
Qui l’intevento di Francesco Pignotti, sindaco di Bagno a Ripoli e presidente della SdS Sud Est

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