
La recente piantagione di nuovi boschi urbani nelle aree di Mondeggi da parte della Città Metropolitana (vedi articolo), ha sollevato qualche polemica e parecchio scetticismo tra i cittadini, rimbalzata con forza sui social. Al centro della contestazione vi è la tempistica dell’intervento: in molti sostengono infatti che il mese di maggio inoltrato non sia affatto il periodo ideale per mettere a dimora giovani alberi, destinandoli a una fine quasi certa a causa dell’imminente calura estiva. Sulla questione QuiAntella ha consultato il professor Francesco Ferrini, ordinario di Arboricoltura generale e Coltivazioni arboree presso l’Università di Firenze e massima autorità scientifica nel settore, fra l’altro cittadino di Bagno a Ripoli, il quale ha espresso forti perplessità sull’operazione.
Secondo l’analisi del professore, l’impianto realizzato a Mondeggi corre un rischio altissimo nell’immediato futuro. Con il quadro climatico attuale, caratterizzato da temperature in forte rialzo e assenza di precipitazioni, “se non si interverrà con un’irrigazione costante — stimata in almeno tre interventi a settimana — entro la metà di giugno della nuova vegetazione non rimarrà più nulla“, afferma. Ferrini sottolinea come le piante rischino letteralmente di essere arse vive già entro la fine della prossima settimana se questo caldo anomalo dovesse persistere senza l’aiuto della pioggia.
Il professore non risparmia una critica più ampia alla filosofia che spesso guida questi progetti di forestazione urbana, stigmatizzando la tendenza a piantare alberi “tanto per fare” o per ragioni puramente d’immagine, riassumendo il suo pensiero nel monito secondo cui bisognerebbe “piantare dove è necessario e non dove consola”. C’è inoltre l’aspetto logistico legato alla sopravvivenza di un intero bosco appena piantato: sebbene bagnare un’area boschiva così vasta sia un’operazione difficile e complessa, non è del tutto impossibile, ma richiede uno sforzo organizzativo non indifferente. L’unica parziale nota di compensazione, conclude Ferrini, risiede nell’elevata densità con cui gli alberi sono stati posizionati a Mondeggi; una scelta che potrebbe paradossalmente far considerare riuscito l’intervento anche qualora dovesse sopravvivere appena il venti per cento delle piante messe a dimora.

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