
La nuova presidente della Consulta dei Territori, Stefania Gennai – eletta giovedì scorso (vedi articolo) – è una globe trotter di Bagno a Ripoli, dove è sempre vissuta. Ha abitato con i genitori prima a Vallina, poi nel capoluogo fino a quando si è sposata. Nozze nella chiesa dell’Antella dove è stata per tre anni, quindi il trasferimento a Sorgane, fronte ripolese, ovviamente. E da 18 anni lavora a Grassina. Si poteva scegliere una più “introdotta” di così nella realtà delle frazioni?
Stefania Gennai, innanzitutto ci racconti qualcosa di lei. Di cosa si occupa nella vita?
«Lavoro come impiegata alla Technosoft, in via di Campigliano, un’azienda che sviluppa software per il controllo della spesa farmaceutica. È un lavoro che mi piace e che mi ha insegnato l’importanza dell’organizzazione».
Qual è il suo legame con Bagno a Ripoli?
«Abito a Sorgane, nella parte di Bagno a Ripoli, da circa quindici anni. Sono originaria della zona di Vallina-Candeli, poi la mia famiglia si è trasferita nel capoluogo. Successivamente mi sono sposata con Fabrizio Uffreduzzi e ho vissuto per tre anni all’Antella, dove è nata mia figlia Cecilia».
È stata eletta presidente della Consulta dei Territori. Da dove pensa di iniziare?
«La Consulta è tutta da inventare, almeno per Bagno a Ripoli. Nei primi incontri dovremo soprattutto trovare un metodo di lavoro e imparare a conoscerci. Vorrei che diventasse un luogo aperto, dove la partecipazione dei cittadini sia la più ampia possibile e dove sia facile portare segnalazioni e proposte».
Quanto sarà importante la presenza dei cittadini alle sedute?
«Sarà fondamentale. Per questo cercherò di pubblicizzare le riunioni il più possibile e di invitare i cittadini a seguirle e a partecipare».
Ha già maturato esperienze nel mondo dell’associazionismo?
«Sì, faccio parte de L’Arca (Associazione Ripolese per la Cultura dell’Ambiente ndr). In passato sono stata nell’Associazione Giostra della Stella per la mia contrada, ho fatto parte del consiglio direttivo della Torre. Ho svolto anche un periodo di volontariato con il Gruppo Elba di don Andrea, un’esperienza breve ma molto significativa, e sono stata volontaria per Bibliocoop: sono un’appassionata lettrice».

La lettura è il suo hobby?
«Sì. Leggo molto e dal 2013 al 2020 ho anche gestito un blog letterario».
La Consulta rappresenta realtà territoriali diverse. Come si può evitare che diventi una “consulta delle fazioni”, dove ogni frazione difende soltanto i propri interessi?
«È un rischio che esiste e qualcosa è già emerso durante le presentazioni del primo incontro. Ci sono tante frazioni, ciascuna con esigenze diverse e, talvolta, anche in contrapposizione tra loro. La strada sarà quella del dialogo, ricordandoci sempre che, pur essendo un territorio articolato in tante realtà, siamo un’unica comunità. Dobbiamo rafforzare il senso di unità».
Teme possibili ingerenze da parte del sindaco o dell’amministrazione?
«No. Finora ho sempre visto il massimo rispetto nei confronti di questa esperienza. Sono fiduciosa e convinta che ci sarà una collaborazione positiva».
Con quale frequenza si riunirà la Consulta?
«Inizieremo a settembre. Il regolamento prevede almeno una riunione ogni tre mesi, ma credo che sarà necessario incontrarsi almeno una volta al mese. La Consulta terminerà il proprio mandato insieme a quello dell’amministrazione comunale: in pratica abbiamo poco meno di tre anni davanti a noi. Dobbiamo conoscerci, creare affiatamento e far lavorare insieme ventuno persone».

Ha uno slogan o un principio guida per questo percorso?
«Più che uno slogan, c’è un’idea che porto con me dalle esperienze precedenti: la partecipazione è sempre possibile».
Qual è stata la sua impressione dopo la prima riunione della Consulta?
«Sono rimasta piacevolmente colpita. Ho visto un gruppo di persone motivate, desiderose di mettersi alla prova e che credono davvero in questo progetto. È un ottimo punto di partenza».

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