
Piccoli scrigni di arte e devozione, disseminati lungo le strade, agli incroci e nelle campagne. A Bagno a Ripoli ce ne sono circa trecento, ma il tempo e l’incuria hanno lasciato il segno su molti di loro. Adesso il Comune prova a correre ai ripari con un progetto che punta a salvarli, uno per uno.
È stato sottoscritto un protocollo d’intesa tra l’amministrazione comunale e gli Amici dei Musei Fiorentini per avviare un percorso di tutela, valorizzazione e recupero degli antichi tabernacoli. L’iniziativa è nata su impulso dell’associazione ripolese NOI (Natura, Opere, Inclusione), che ha richiamato l’attenzione dell’amministrazione su questo patrimonio diffuso.
Il primo passo è stato il censimento dei manufatti, catalogati attraverso schede descrittive e fotografiche che ne documentano caratteristiche, stato di conservazione e, quando possibile, aspetto originario. Adesso si tratta di stabilire le priorità, distinguendo gli interventi di manutenzione da quelli che richiedono restauri più impegnativi.
Tra le situazioni che necessitano di particolare attenzione ci sono il tabernacolo di via della Croce e quello di via di Rimaggio, di rilevante interesse storico e artistico, per il quale si prospetta addirittura un intervento di ricostruzione.
Per trovare le risorse necessarie sarà costituita una sorta di task force, aperta alla partecipazione di cittadini, associazioni e soggetti privati. L’idea è coinvolgere sponsor disponibili a contribuire economicamente, ma anche persone e realtà disposte a partecipare direttamente ai lavori di manutenzione e recupero.
«I tabernacoli sono un elemento caratteristico del paesaggio rurale toscano e fiorentino – spiega l’assessora alla Cultura Paola Nocentini –. Finora sono stati conservati soprattutto grazie alla cura spontanea dei cittadini. Vogliamo trasformare questo impegno in un percorso strutturato e condiviso».
Il sindaco Francesco Pignotti sottolinea il valore di memoria collettiva di queste testimonianze: «Vogliamo che continuino a vivere nel nostro paesaggio e siano riconosciute anche dalle generazioni future».

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