
Gli antellesi erano abituati a cercarlo con lo sguardo lassù, alla finestra del primo piano di via dell’Antella. Un saluto, una parola, magari qualche pensiero scambiato con chi passava. Ora quella finestra resterà vuota. È morto Liberto Naldi, alla soglia dei 102 anni, una delle memorie viventi di Antella.
«Alla soglia di 102 anni Liberto Naldi ci ha lasciati. Ci mancherà il suo saluto dalla finestra di via dell’Antella, la casa della sua lunghissima vita. A me mancherà una persona con cui ho scambiato molti pensieri e racconti. Ciao Liberto», ha scritto Andrea Rontini sui propri canali social.
Rontini aveva incontrato Liberto appena pochi giorni fa. «Aveva l’ossigeno ma non era preoccupato della morte», ha raccontato ricordando quell’ultimo incontro. Una frase che restituisce bene lo spirito con cui l’anziano antellese aveva affrontato anche gli ultimi giorni.
Liberto è stato tumulato nel cimitero della Misericordia di Antella, in una cerimonia riservata, alla presenza solo dei familiari.
Liberto aveva festeggiato i cento anni il 19 ottobre 2024. In quell’occasione era stato raggiunto nella sua abitazione anche dal sindaco Francesco Pignotti e dall’assessora Sandra Baragli, che gli avevano consegnato una targa a nome della comunità di Bagno a Ripoli.
Ancora a 101 anni aveva voluto esercitare il proprio diritto di voto. Non potendo uscire autonomamente da casa, aveva chiamato la Misericordia di Antella e i volontari lo avevano accompagnato alle urne in occasione delle elezioni Regionali.
Nato ad Antella da Attilio Naldi e Adele Tacconi di Quarate, Liberto era un autentico antellese doc. Terzo figlio della famiglia, dopo Gemma ed Elvira, aveva trascorso la sua infanzia prima in via Montisoni e poi in via di Belmonte, per stabilirsi infine nella casa di via dell’Antella dove avrebbe vissuto per decenni.

Aveva frequentato la scuola Michelet di via Pulicciano e una volta terminate le elementari era andato subito a bottega. Aveva imparato il mestiere di calzolaio da Venni Modesto, lavorando per diversi anni nell’artigianato.
La sua vita era stata però segnata anche dagli anni difficili della guerra. Dopo l’8 settembre 1943, chiamato alla leva, si era trovato su un treno diretto verso il Nord. Il convoglio era stato bombardato a Mestre e Liberto era finito all’ospedale militare di Merano. Da lì era riuscito a tornare verso Firenze, dove avrebbe poi dovuto nascondersi fino alla Liberazione.
Nel dopoguerra aveva cambiato completamente mestiere. Insieme all’amico Gianni Santoni aveva intrapreso l’attività nella ristorazione e nella gestione di locali.
Poi, terminata la lunga stagione del lavoro e delle attività commerciali, Liberto era tornato definitivamente alla sua Antella, nella casa che era stata dei suoi genitori. Qui aveva ritrovato gli amici di gioventù, tra cene, incontri e gite al mare e in montagna.
Una vita lunga oltre un secolo, attraversata dalla guerra, dalla ricostruzione e dal boom economico, ma sempre con un punto fermo: il suo paese natale. Negli ultimi anni quella finestra di via dell’Antella era diventata il suo piccolo osservatorio sul mondo e, per chi passava, un appuntamento quasi quotidiano con un volto conosciuto e un saluto.
Adesso quella finestra resterà vuota. E all’Antella mancherà un saluto che, per tanti anni, era diventato una piccola e familiare certezza.

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