
“Margherita è pronta per la sua prima mostra di quadri? O devo chiamarla Marina?”.
Avete presente Margherita, la ragazza “adottata” dalla comunità ripolese per sostenere le cure sperimentali a cui da anni si sottopone per contrastare l’Atassia di Friedreich? Ora ha deciso di uscire completamente dall’anonimato. Il prossimo 3 ottobre (ore 17) Marina Caronti, 25 anni, inaugurerà la sua prima mostra di pittura in un locale dietro la chiesa di San Martino a Grassina.
Esposizione 3 e 4 ottobre, orario: 10 – 13 e 16 – 20.
Quindi Marina e non più Margherita?
“In questa occasione Marina. Perché è una mia iniziativa personale, non dell’associazione”.
Quanti quadri in esposizione?
“Una cinquantina, dipinti negli ultimi tre anni. I primi li ho realizzati da sola, gli altri con l’aiuto della professoressa Patrizia Zingaretti, che mi ha introdotto alle varie tecniche”.
Quando è nata la passione per la pittura?
“Ho sempre disegnato e dipinto fin da bambina. Mio nonno materno, Renato Merciai, era un pittore: forse ho ereditato qualcosa da lui. A un certo punto ho capito che volevo migliorare, apprendere le varie tecniche e approfondire l’uso del colore”.
Quali sono i soggetti preferiti?
“Principalmente paesaggi: montagne, laghi, mari e fiumi. Ricorrono spesso la Luna, il tramonto e l’alba. Non sono portata per i ritratti, non ho ancora la tecnica sufficiente”.
Sono paesaggi inventati o frutto di ricordi?
“Molti sono ispirati da immagini che ho visto, altri sono d’invenzione. Cerco di reinterpretare con il mio stile ciò che osservo navigando su internet. I paesaggi sono i soggetti che mi riescono meglio”.
Che tecnica usa?
“Principalmente l’acrilico. Vorrei imparare a usare i colori a olio, perché mi piacciono molto le sfumature che permettono di creare”.
I quadri saranno in vendita?
“Sì, deciderò io un prezzo per ciascun dipinto”.
C’è un momento particolare della giornata in cui trova l’ispirazione?
“Quando ho la testa piena di pensieri dipingo e mi sfogo con i pennelli. Mi piace iniziare e finire il quadro senza interruzioni”.
C’è un pittore famoso a cui si inspira?
“Mi piace molto Monet”.

L’approccio alla pittura e l’uso dei pennelli hanno portato a Marina un netto miglioramento nei movimenti fini della mano e delle dita, consentendole anche di riprendere a scrivere, come spiegano la mamma Cinzia e il babbo Dimitri. Un analogo effetto terapeutico è arrivato dal tiro con l’arco, disciplina che Marina pratica sul campo di Ugnano. Tutte attività che la aiutano anche nel lavoro quotidiano alla Mba Moda di Meleto, dove è impiegata come receptionist.
Ma le sfide di Marina non finiscono qui. Lo scorso 5 settembre si è persino lanciata con il paracadute: “Una sensazione bellissima”, racconta aprendosi in un bel sorriso mentre Ombra le sale in braccio. Ombra è il suo barboncino ‘salvavita’: è addestrato ad aiutarla nell’aprire porte e cassetti e, se lei si sente male, le basta dire “Ombra, aiuto” perché il cagnolino vada a premere un pulsante di allarme per i familiari.
Ed ecco cosa ha scritto Marina dopo il lancio dall’aereo:
“Una dottoressa qualche mese fa mi ha chiesto: ‘Ma non hai paura di buttarti?’. Io l’ho guardata e le ho risposto: ‘Ho più paura a non farlo’. Forse in quel momento non sapevo nemmeno quanto significassero davvero quelle parole. Perché buttarsi non è solo saltare da un aereo. A volte significa scegliere di vivere, anche quando la vita ti ha insegnato ad avere paura. Significa smettere di chiederti ‘e se non ce la faccio?’ e iniziare a chiederti ‘e se invece fosse possibile?’. Io so bene cosa vuol dire incontrare limiti, paure e persone che, senza volerlo, ti fanno pensare che certe cose non siano per te. Oggi invece ho scelto di non chiedermi ‘posso farlo?’, ma semplicemente di farlo. E mi sono sentita libera: il cielo era mio”.





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