
Per una volta il percorso di cura è uscito dall’ospedale per prendere il largo. Protagonista, insieme a quattro persone con malattia di Parkinson, due caregiver e altri professionisti sanitari, è stata la dottoressa Paola Vanni, neurologa della Neurologia dell’ospedale Santa Maria Annunziata e responsabile di Casa Parkinson Canova.
A bordo di una barca a vela di 16 metri, l’equipaggio ha navigato da Piombino verso l’Isola d’Elba, trascorrendo una settimana tra mare e terraferma. A fare da guida, due skipper e come “equipaggio”, oltre alla dottoressa Vanni, l’infermiere dell’ospedale Santo Stefano di Prato Alessio Cammelli, la psicologa Carlotta Tenerini, il neurologo Lorenzo Kiferle della Neurologia di Prato e la neurologa Sara Giannoni della Neurologia di Empoli.
La dottoressa Vanni partiva da una conoscenza particolare del mare: oltre all’attività clinica e al lavoro con Casa Parkinson Canova, ha infatti esperienza nella conduzione e nella vita a bordo di una barca a vela.
Durante la settimana i pazienti hanno soggiornato a Rio Marina e ogni mattina hanno partecipato a un vero e proprio corso di vela, imparando nodi, andature e caratteristiche dei venti. Poi tutti nuovamente in barca, per le escursioni lungo le coste dell’isola e per mettere in pratica quanto appreso. La sera, infine, la cena tutti insieme.
Un’esperienza che ha portato in mare l’approccio multidisciplinare e interprofessionale alla base di Casa Parkinson Canova, la struttura fiorentina dedicata alle persone con malattia di Parkinson nata dalla collaborazione tra Asl Toscana centro e Fondazione Fresco Parkinson Institute.
E proprio la vela, per la dottoressa Vanni, è diventata anche una chiave per raccontare il significato di quei giorni. «Governi la barca nella ricerca del perfetto equilibrio tra vele, vento e acqua, specchio di quell’equilibrio personale che purtroppo in chi combatte quotidianamente una malattia cronica sembra perso, ma che lì può essere nuovamente ristabilito», spiega la neurologa.
Un equilibrio che, nel caso delle persone con Parkinson, assume un significato ancora più concreto. «Senza dimenticare che cosa significa montare in barca per chi ha un disturbo della postura e dell’equilibrio», sottolinea Vanni.
Non si è trattato soltanto di imparare a governare un’imbarcazione. Tirare le cime, girare il timone, regolare le vele e affrontare il vento hanno richiesto attenzione, collaborazione e capacità di adattarsi alle condizioni del mare. Tutti, pazienti e professionisti, hanno dovuto mettersi in gioco.
L’esperienza, conclusa poche settimane fa, è stata resa possibile anche dalla disponibilità di un imprenditore toscano che ha messo a disposizione la propria barca, la propria esperienza e il suo equipaggio.
Alla fine, il viaggio in mare è diventato qualcosa di più di una parentesi lontano dalle strutture sanitarie. Per la dottoressa Vanni, la metafora è semplice quanto efficace: «Timonare la barca in quei giorni, per tutti è stato un po’ come timonare la propria vita».

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