
La grande storia della Fiorentina, che oggi festeggia un secolo dalla nascita, si interseca indissolubilmente con la miriade di piccole storie personali di ognuno dei suoi tifosi. Questa è la mia.
Avevo nove anni e nel lontano 27 settembre 1964, per mano al babbo, entrai per la prima volta allo stadio. La Fiorentina vinse 1-0 contro la Lazio, ma il mio ricordo più netto è Morrone che in campo dà vita ad un singolare spogliarello per cambiarsi i calzoncini bianchi che si erano aperti come una gonnellina.
Una lacrima sul viso al termine del campionato 1967/68 quando seppi che Albertosi e Brugnera erano stati ceduti al Cagliari per tal Rizzo. Uno scambio che con le figurine Panini, che come tutti i miei coetanei collezionavo, io non avrei mai fatto. E invece…
Quante gioie il campionato successivo. Ero allo stadio quel 18 maggio 1969 a festeggiare il secondo scudetto. Ma il “quadretto” che mi porto nel cuore è la partita con la Juve al Comunale: 19 gennaio 1969, 2 a 1 per noi. Ero in Curva Ferrovia con la mia bandierina viola insieme a due compagni di classe e di giochi, tifosi bianconeri. A tifare insieme ma ognuno per la sua squadra. Senza problemi. Amici (e lo siamo ancora) anche se di fedi calcistiche rivali.
Salto alla metà degli anni Settanta. La splendida avventura di Telelibera Firenze. Solo saltuariamente mi occupavo per lavoro di Fiorentina, ma siccome me la cavavo bene con obiettivi, zoom e inquadrature, spesso manovravo io la telecamera allo stadio o in trasferta: a Catanzaro, Napoli, Perugia, Bologna, Milano. Era anche l’occasione per stare insieme alla mia fidanzata, Gabriella Lescai, poi diventata mia moglie, che della partita, prima donna in Italia, faceva la telecronaca.
Ero in campo il 7 maggio 1978, insieme al collega Massimo Sandrelli, il giorno della sofferenza, quando la Fiorentina pareggiò 0-0 col Genoa e si salvò dalla retrocessione solo grazie alla vittoria dell’Inter sul Foggia. Io ero armato di videotape per le riprese, Massimo stette tutta la partita abbracciato ad una radiolina per seguire ciò che stava accadendo a San Siro.
Ricordo le incazzature nel 1982, il campionato del “Meglio secondi che ladri”; nel 1990 per la vergognosa destinazione di Avellino come “campo neutro” per il ritorno della gara con la Juve nella finale di Coppa Uefa; nel novembre del 1998 per l’esclusione dall’Europa a causa della bomba di Salerno.
Di padre in figlio. Il 6 aprile 1996 è la data della prima partita allo stadio con mio figlio Federico, 7 anni. Scelta fortunata per una partita spettacolare: Fiorentina-Padova 6-4. Non poteva non innamorarsi del calcio e della Fiorentina.
Nel 1999 il ruolo di capocronista a La Nazione mi riportò con sguardo professionale sulle vicende viola, affidate direttamente al settore Cronaca. Prima di ogni partita di Champions mi inventai una sorta di messaggio benaugurale alla squadra formato da una frase della cantante e tifosa viola Irene Grandi e una vignetta del disegnatore Castellani. Battezzai la rubrica “Irene porta bene” e, infatti, la Fiorentina fece ottime prestazioni fino all’esclusione, nella seconda fase a gironi, per un gol annullato ingiustamente nella partita persa a Valencia.
Due anni dopo, il 13 giugno 2001, ero di nuovo allo stadio con mio figlio a festeggiare la vittoria della Coppa Italia. Scampoli di felicità calcistica prima del fallimento e della cancellazione.
Invece per l’esordio ufficiale della Florentia Viola nella Coppa Italia di Serie C, il 21 agosto 2002 contro il Pisa, in Maratona oltre a Federico avevo portato anche mia figlia Giulia. Della partita ricordo poco, a parte la sconfitta. Indelebile, invece, la corsa con i bambini per la mano per sfuggire ai gas lacrimogeni.
Il 20 giugno del 2004, alla guida della redazione sportiva de La Nazione, seguivo dal giornale lo spareggio contro il Perugia. Il gol di Fantini che consacrava la risalita in Serie A, andava celebrato degnamente. Portai la foto del colpo di testa col pallone in rete all’ufficio grafico affinché fosse trasformata in un poster da diffondere il giorno seguente col giornale. Confesso di aver fatto lievemente ritoccare la foto. Nelle misure previste o restava fuori il giocatore o il pallone. Detti l’ordine ai grafici di lavorare di Photoshop e spostare la palla il necessario per farla rientrare nell’inquadratura. E così fu fatto. Ma mica è un falso, no?
E’ di quel periodo anche la partecipazione ad un paio di collegamenti con “Il Processo del lunedì” di Aldo Biscardi.
Nel 2008, passato al Corriere Fiorentino come caporedattore, convinsi Sandro Picchi penna eccelsa de La Nazione (e non solo per le vicende viola) a seguirmi, diventando l’opinionista di punta dell’edizione fiorentina del Corriere della Sera. E lo stesso feci con un’altra firma nota ai tifosi: quella di David Guetta. Anche fra i giornalisti, talvolta, si fa mercato.
Una volta in pensione ho continuato a coltivare la passione per la Fiorentina aprendo il blog Viola Amore e Fantasia. Anche se allo stadio vado solo saltuariamente preferendo scrivere dalla “Tribuna Divano”. Poi ci sarebbe da parlare del Viola Park, ma quella è un’altra storia.
Tanti auguri alla Fiorentina di ieri, di oggi e di domani.

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