
La pubblicazione – in esclusiva su QuiAntella (vedi articolo) – della graduatoria dei progetti presentati per la gestione dei casolari di Mondeggi ha riacceso una polemica mai sopita sull’occupazione abusiva. “Chi compie azioni illegali non dovrebbe essere premiato”, ha sostenuto Fratelli d’Italia (vedi articolo), riferendosi al fatto che l’Aps Mondeggi Bene Comune, espressione degli occupanti e presente in graduatoria, sarà coinvolta dalla Città Metropolitana nella co-progettazione dell’uso della tenuta.
In linea di principio non posso dare torto ai consiglieri di FdI. Tuttavia, occorre inquadrare la questione in un orizzonte temporale più ampio rispetto a oggi. Mi perdonerete se non sarò breve, ma certi argomenti non si possono esaurire in un post di poche righe sui social. Dare risposte semplici a temi complessi non è sintesi: è superficialità.
Il “peccato originale” di ciò che nel corso degli anni è diventata la tenuta di Mondeggi non è né degli occupanti abusivi, né della Città Metropolitana, proprietaria dell’area.
Occorre fare un salto indietro nel tempo, come sulla DeLorean di Ritorno al futuro. Nel 1964 villa e terreni furono acquistati dalla Provincia di Firenze per realizzarvi un manicomio, un progetto tuttavia abortito rapidamente. Mondeggi continuò così a funzionare come fattoria, lontana dallo sguardo di una proprietà che non ha mai ideato piani per valorizzare quel patrimonio. Eppure, alla guida della Provincia si sono succeduti presidenti di indubbio valore. Ve li elenco: Elio Gabbuggiani, Luigi Tassinari, Franco Ravà, Renato Righi, Oublesse Conti, Alberto Brasca, Mila Pieralli, Michele Gesualdi, Matteo Renzi e Andrea Barducci. Neanche il penultimo, al quale non sono mai mancati inventiva e dinamismo, è riuscito nell’impresa di dare un futuro a Mondeggi.
L’attività agricola si è progressivamente afflosciata e la tenuta si è trasformata in un buco nero che ha inghiottito denaro pubblico – i nostri soldi. Questa è stata l’eredità passata alla Città Metropolitana e al suo primo sindaco, Dario Nardella. Pensare che chi deve amministrare Firenze (o qualunque altra grande città) possa avere tempo e testa per l’hinterland e, nello specifico, per Mondeggi è stato un grave eccesso di ottimismo. Ma qui entreremmo nello spinoso tema dell’opportunità di abolire le Province, ed è meglio non dilungarsi.
Nel frattempo Mondeggi diventava un lembo di territorio, con annesse villa storica e casali, abbandonato da Dio e dagli uomini. Di fatto, una “terra di nessuno”. È in questo contesto che, nel 2014, inizia l’occupazione abusiva di Mondeggi Bene Comune.
Un atto illegale, certamente, ma che in questi dodici anni ha prodotto conseguenze che vale la pena considerare:
- 1. Recupero del patrimonio: I casali occupati sono stati sottoposti a manutenzione e, soprattutto, i terreni coltivati a olivi e vigne sono stati recuperati. L’alternativa sarebbe stata la trasformazione in una giungla nostrana e oggi, forse, il progetto di rilancio complessivo non sarebbe nemmeno possibile.
- 2. Impatto sociale: Le attività agricole, sociali, educative, musicali e ludiche organizzate dalla comunità di Mondeggi, piaccia o meno, hanno coinvolto migliaia di persone. Attività non sempre ossequiose delle norme? Vero.
- 3. Autoregolamentazione: I “mondeggini” hanno saputo allontanare progressivamente gli elementi pericolosi o indisponibili al dialogo con la pubblica amministrazione. Che nel fare pulizia sia rimasta coinvolta anche qualche voce critica ritenuta scomoda? Forse è vero anche questo.
- 4. Svolta legale: Dopo un confronto interno lungo, aspro e travagliato, è passata la scelta di costituirsi in Aps (Associazione di Promozione Sociale) per accogliere le richieste di rientrare nell’alveo della legalità. Un passo non indifferente per una comunità di occupanti abusivi, e certamente un indiscutibile atto di buona volontà.
Da parte della Città Metropolitana, dopo che un primo tentativo di vendere all’asta coloniche e terreni era andato deserto, si è deciso di aprire un canale di dialogo. L’occasione dei fondi del Pnrr (circa cinquanta milioni di euro) è stata determinante per abbandonare il proposito di vendita al miglior offerente e avviare un progetto ambizioso di uso pubblico.
Due realtà agli opposti – occupanti abusivi da un lato, istituzioni dall’altro – che cercano e trovano un punto d’incontro. Già questo mi pare un risultato non scontato, ma voglio aggiungere al dibattito una testimonianza personale che non riguarda Mondeggi, ma che ritengo significativa.
All’inizio della mia lunga esperienza da giornalista, tra la metà degli anni Settanta e gli anni Ottanta, mi sono imbattuto in molte occupazioni abusive. In quel periodo a Firenze era molto attivo il Movimento per la casa e si registravano continuamente irruzioni in alloggi sfitti. Sono entrato con i microfoni e le telecamere di Telelibera Firenze o con il taccuino de La Città in innumerevoli di quelle occupazioni. Era gente senza casa: mamme con bambini piccoli che con le lacrime agli occhi raccontavano di non sapere dove andare, anziani spaesati, disoccupati, intere famiglie da tempo senza un tetto. Gli appartamenti occupati non appartenevano a singoli cittadini, ma a banche, finanziarie, immobiliari e assicurazioni che li lasciavano vuoti anno dopo anno. Una scelta legale, ma la definireste legittima?
Ricordo una maxi occupazione di una ventina di appartamenti in via Segantini, con l’intervento di decine di poliziotti e carabinieri per sgomberare le famiglie. Quelle erano case popolari assegnate da tempo, ma solo sulla carta: una “guerra tra poveri” in un’atmosfera di disperazione.
È in quell’occasione che ho iniziato a chiedermi se un atto illegale sia sempre anche illegittimo. Tenere alloggi sfitti quando c’è chi non ha un tetto non è vietato, ma è accettabile? La legalità guarda solo ai codici; la legittimità si rivolge anche alla coscienza della società.
Qualche giorno fa è stata ricordata la figura di Marco Pannella. Uno che la legge l’ha sfidata e violata più volte. Comportamenti illegali, i suoi, ma “assolti” dalla storia per il fine sociale che perseguivano.

All’Annunziata il primo Sportello in Toscana di ascolto per familiari di persone con problemi mentali