TESTO DI MASSIMO CASPRINI, FOTO DI ANDREA RONTINI
Massimo Casprini è lo storico locale che più di ogni altro ha scritto del Leccio di Belmonte, Andrea Rontini il “fotografo ufficiale” del grande albero plurisecolare e tra i promotori del comitato per salvarlo dall’abbandono.
Se il grande albero è stato inserito tra le “piante monumentali” dalla Regione e dal Ministero è anche grazie a loro. E’ giusto affidare a loro il commento sul gravissomo atto di teppismo (vedi artcicolo).
Penso al conte Lorenzo Magalotti che seicento anni fa, incantato dal panorama, volle chiamare questo luogo Belmonte e forse fu lui a far piantare il Leccio, un albero che durasse nei secoli, che stesse a guardia di un Belvedere senza uguali.
E penso a Maffeo Barberini, futuro papa Urbano VIII, che vicino al Leccio fece piantare una cipressa, che gli facesse compagnia.
E penso al noto scrittore Maurizio Maggiani che l’11 agosto 1988 si recò “da nonno albero, il bel Leccio fatale” e rimase incantato da tanta forza della natura.
E penso a Valido Capodarca e a quella numerosa schiera di scienziati e botanici che fin dal 1983 hanno studiato, misurato e curato il Leccio di Belmonte.
E penso a Tullio Fiani che al “gigante antico” ha dedicato articoli per farlo conoscere agli studenti delle scuole primarie.
E penso alle migliaia di abitanti di Antella, Grassina e Ponte a Ema che, al di là di un inveterato campanilismo, si sono recati, insieme, per tanti anni a festeggiare il lunedì di Pasqua, il Primo Maggio e l’ovo ruzzolato all’ombra dell’ampia chioma protettrice del loro Leccio.
E penso alle centinaia di innamorati che si sono giurati eterno amore protetti e rassicurati dal Leccio, lasciando i loro nomi incisi sul Muro del Cuore.
E penso alle centinaia di ragazzi e ragazze che hanno scelto il luogo per le loro scampagnate, le loro avventure e le loro gesta sempre sotto l’occhio vigile e paterno del Leccio.
E penso all’orgoglio e alla gioia che abbiamo provato nel 2024 alla notizia che il nostro Leccio era stato inserito nell’elenco degli alberi storici e monumentali d’Italia da conservare e proteggere.
E penso a tutti coloro che hanno amato il Leccio.
E penso a quanta storia ho raccontato nei miei articoli e nei miei libri fin dal 1988 in cui il Leccio è stato l’indiscusso protagonista.
E penso al primo appello che ho lanciato nel 2020: “Salviamo il Leccio!” da un abbandono inaccettabile.
E penso alla rinascita e al recente risveglio di cui è stato oggetto con cure e attenzioni adeguate.
E penso alle visite guidate che ho condotto quest’anno accompagnando 35 persone il 19 aprile e 45 il 10 maggio, nonostante una giornata piovosa. Dopo 43 anni si poteva tornare a “salutare” il nostro Leccio e l’adesione è stata numerosa e appassionata; tutti volevano rivederlo, tutti volevano stringersi in un affettuoso abbraccio.
In quei momenti ho letto la gioia, l’emozione, il turbamento e il batticuore nei loro volti. Sono state due giornate di immenso appagamento e già oltre 80 persone si sono prenotate per future visite a settembre prossimo.
Il Leccio era il luogo dell’anima, era il luogo dei ricordi, era il luogo dei racconti dei genitori e dei nonni. Era uno di noi.
Ma oggi, nella notte del 22 giugno 2026, tutti questi pensieri rimangono fine a se stessi.
Sono stati cancellati da una mano iconoclasta, con in braccio un’arma terribile, quella dell’ignoranza.
Un luogo eletto è stato profanato con l’intenzione di distruggere il suo custode colpendolo proprio nel cuore, quella platea al centro dei rami contorti dove generazioni di ragazzi si sono riuniti a confabulare e a giocare, con rispetto.
Oggi dobbiamo piangere perché il danno è stato enorme, oggi dobbiamo piangere perché siamo stati colpiti nei nostri affetti e nella nostra storia.
Oggi dobbiamo avere compassione di quei balordi che hanno osato tanto e che hanno avuto l’ardire di fare un crimine contro l’Umanità.
La pena per un atto simile – concepito, organizzato e messo in atto – non è prevista da nessun codice se non quello della crudeltà, della malvagità, della meschinità a cui appartengono “soggetti” indegni di vivere nella società attuale.
L’emozione, lo sconvolgimento, la rabbia e lo sdegno del momento mi spingono a pensare a quanto sarebbe bello poter mettere i piromani-delinquenti alla berlina in piazza con un cartello appeso al collo con scritto in caratteri cubitali: “IO HO
BRUCIATO IL LECCIO!”.














Bruciato il Leccio di Belmonte