
Come sta il Leccio di Belmonte dopo l’incendio che lo ha gravemente danneggiato? Stamani un sopralluogo è stato fatto dal sindaco Pignotti con il professor Francesco Ferrini, una delle massime autorità internazionali in arboricoltura e cittadino ripolese. Questa la sua diagnosi.
Il leccio di Belmonte ha subito un danno molto grave a seguito dell’incendio che ha interessato l’area, con effetti evidenti sia sulla chioma sia sui tessuti superficiali del fusto. Tuttavia, una valutazione tecnica preliminare suggerisce che l’albero potrebbe conservare una parte significativa delle proprie capacità di recupero. Il leccio (Quercus ilex L.) è infatti una specie caratterizzata da una notevole resilienza agli eventi di disturbo, inclusi gli incendi, grazie alla presenza di meccanismi fisiologici che consentono la produzione di nuovi germogli e la progressiva ricostituzione della superficie fotosintetica.
Naturalmente, l’entità del danno rende il percorso di ripresa lungo e complesso. La ricostruzione della chioma e il recupero delle funzionalità fisiologiche richiederanno diversi anni e sarà necessario monitorare attentamente l’evoluzione delle condizioni della pianta. Molto dipenderà dall’effettiva estensione delle lesioni ai tessuti vitali e dalla capacità dell’apparato radicale di continuare a sostenere i processi di rigenerazione.
In questa fase è quindi opportuno mantenere un atteggiamento prudente ma non pessimista: il leccio dispone di risorse biologiche che potrebbero consentirgli di superare l’evento traumatico. Affinché ciò avvenga, sarà fondamentale che non si aggiungano ulteriori fattori di stress, quali periodi prolungati di siccità, attacchi di patogeni o danni meccanici, che potrebbero compromettere un equilibrio già fortemente alterato. Con adeguate condizioni ambientali e un attento monitoraggio, esistono ragionevoli possibilità che questo esemplare possa intraprendere un graduale percorso di recupero.

Il Leccio bruciato nei ricordi di Casprini e le immagini di Rontini