
Tre anni di annunci, manifestazioni d’interesse e promesse, ma sulla nascita della Comunità Energetica Rinnovabile (CER) a Bagno a Ripoli il quadro resta privo di novità concrete. La denuncia arriva dai gruppi consiliari di opposizione “Per una Cittadinanza Attiva – Bagno a Ripoli” e “Bagno a Ripoli Futura”, che nel corso del Consiglio comunale di fine luglio hanno presentato una mozione congiunta, poi bocciata dalla maggioranza.
Al centro della proposta vi era la richiesta di accelerare per la costituzione formale della CER, fissando tempi certi e preferendo la forma giuridica dell’associazione rispetto a quella della fondazione. Secondo le opposizioni, la scelta dell’associazione risulterebbe più agile, meno dispendiosa e decisamente più democratica nel coinvolgimento dei cittadini, oltre ad essere il modello già adottato da numerosi altri comuni toscani come Sesto Fiorentino, Calenzano, Greve, San Casciano e del Mugello.
Oltre all’aspetto organizzativo, la mozione impegnava la Giunta a realizzare una mappatura energetica completa degli edifici e delle superfici pubbliche. L’obiettivo proposto dai consiglieri era quello di delineare un quadro preciso dei fabbisogni, dei consumi e dei costi energetici sostenuti dal Comune, individuando al contempo le coperture idonee per l’installazione di nuovi impianti fotovoltaici. La necessità di agire rapidamente risiede anche nei vincoli normativi: gli impianti realizzati prima della nascita della CER rischiano infatti di non potervi accedere, privando i cittadini e la comunità stessa dei relativi benefici.
Nonostante il percorso sia iniziato nel 2022 con l’approvazione di una prima mozione e proseguito con l’adesione al “Manifesto di Villamagna” e le centinaia di manifestazioni d’interesse raccolte tra i cittadini, l’iter formale continua a rimanere bloccato. Nemmeno il recente protocollo d’intesa per una fondazione tra Bagno a Ripoli, Fiesole, Pontassieve e Rignano ha portato agli esiti sperati.
“In aula, la maggioranza del Partito Democratico ha espresso parere contrario alla mozione, respingendola senza proporre emendamenti o modifiche per giungere a un testo condiviso – affermano i due gruppi di opposizione -. Si tratta di un ‘muro di gomma’ che evidenzia una mancanza di chiarezza e decisione sulle forme giuridiche da adottare, a scapito di una transizione ecologica equa e realmente partecipata”.

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